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La riforma delle pensioni: tutte le novità del governo Monti

del 16/02/2012

La riforma delle pensioni: tutte le novità del governo Monti
Secondo il legislatore la riforma delle pensioni si basa su principi di equità e di convergenza tra generazioni e all’interno delle stesse, con l’obiettivo di eliminare i privilegi esistenti nel vecchio apparato normativo.
La prima fondamentale riforma introdotta dal decreto Monti (legge 22 dicembre 2011, n. 214) riguarda l’introduzione generalizzata, a partire dal 1° gennaio 2012, del sistema contributivo per tutti i lavoratori.
A partire dal 1° gennaio 2012, dunque, tutte le anzianità contributive maturate dopo il 31 dicembre 2011 verranno calcolate per tutti i lavoratori, dipendenti e autonomi, esclusivamente con il sistema di calcolo contributivo.
Tale sistema, a decorrere dal 1° gennaio 2012, per la quote di pensione che verranno maturate da quella data in poi, troverà applicazione anche per quei lavoratori che, a seguito della precedente riforma del 1995, avevano potuto mantenere il sistema di calcolo retributivo (ovvero coloro che alla data del 1° gennaio 1996 potevano vantare una anzianità contributiva di almeno 18 anni).
Con il metodo contributivo, il trattamento pensionistico si calcola attraverso una moltiplicazione del montante contributivo individuale accantonato da ogni singolo lavoratore durante tutta la sua vita lavorativa con il coefficiente di trasformazione. Quest’ultimo varia in relazione all’età del lavoratore, al momento del pensionamento e all’aspettativa di vita.
La seconda fondamentale modifica al sistema pensionistico è l’abolizione delle pensioni di anzianità. A partire dal 1° gennaio 2012, dunque per i soggetti che maturano i requisiti, secondo i regimi misto e contributivo, si potrà parlare soltanto di:
  • a) pensione di vecchiaia, sulla base dei requisiti ex commi 6 e 7 dell’articolo 24 del legge 214 del 22 dicembre 2011;
  • b) pensione anticipata, conseguita soltanto con i requisiti previsti ai commi 10 e 11 dell’articolo 24 della legge 214 del 22 dicembre 2011.
E’ importante evidenziare, a tal proposito, che la nuova normativa dispone il riconoscimento dei diritti acquisiti dal lavoratore che entro il 31 dicembre 2011 abbia maturato i requisiti di età e di anzianità contributiva, previsti dalle vecchie disposizioni, ai fini del diritto all’accesso e alla decorrenza del trattamento pensionistico di vecchiaia o di anzianità. Pertanto a tali lavoratori non si applicheranno le nuove norme.
Anche i requisiti minimi per poter accedere ai due nuovi sistemi di pensione sono stati profondamente modificati dalla nuova normativa, con il conseguente innalzamento dell’età pensionabile.

In sintesi:
Requisiti per la pensione di vecchiaia
A partire dal 2012, la pensione di vecchiaia richiede quale requisito anagrafico quello dei 62 anni per le lavoratrici con rapporto di lavoro subordinato del settore privato: l’età sale a 63 anni e 6 mesi a partire dal 1° gennaio 2014, a 65 anni con decorrenza 1° gennaio 2016, e, a regime, a 66 anni a far data dal 1° gennaio 2018.
Per tutti gli altri lavoratori dipendenti e per quelli autonomi il requisito anagrafico dei 65 anni per l’accesso alla pensione di vecchiaia è aumentato a 66 anni.

Il requisito minimo finalizzato al godimento della pensione di vecchiaia
Esso, fermo restando quello anagrafico, prevede un’anzianità contributiva di almeno 20 anni. L’importo, non può essere inferiore a 1,5 volte quello previsto per l’assegno sociale: esso è annualmente rivalutato sulla base della valutazione media quinquennale del prodotto interno lordo (Pil) nominale, appositamente calcolata dall’ISTAT, con riferimento al quinquennio precedente l’anno da rivalutare.

Requisiti per la pensione anticipata
I requisiti “pensione anticipata”, sostituiscono “in toto” quelli che, in precedenza, si riferivano alle pensioni di anzianità. Può accedere al trattamento pensionistico anticipato chi, nel corso del 2012, matura un’anzianità contributiva di 42 anni e 1 mese, se uomo, o di 41 anni e 1 mese, se donna.
Nel 2013 e nel 2014 tale requisito aumenta, per ogni anno, di 1 mese. La disposizione continua prevedendo una sorta di penalizzazione, pari a 1 punto percentuale per ogni anno di anticipo nell’accesso al pensionamento rispetto all’età di 62 anni: la percentuale si eleva a 2 punti per ogni anno ulteriore di anticipo rispetto ai due anni.
Se l’età del pensionamento non è intera, la riduzione percentuale è rapportata in proporzione al numero dei mesi.

A partire dal 1° gennaio 2012, vengono infine cancellate le cosidettefinestre mobili”, non più coerenti con il nuovo sistema. Pertanto la pensione verrà percepita dal mese immediatamente successivo a quello in cui vengono maturati i diritti.
Altra importante novità introdotta dalla nuova normativa è quella del blocco dell’adeguamento all’inflazione (chiamata perequazione) per il 2012 e il 2013 per i trattamenti pensionistici che superano il triplo del trattamento minimo (nel 2011 pari a euro 1.405,05). Per le pensioni di importo superiore, comunque, la rivalutazione è garantita fino a tale valore.
La norma prevede peraltro una serie di ipotesi esonerative da nuovo sistema pensionistico e nei limiti delle disponibilità economiche annualmente stabilite.
Vale la pena di segnalare, inoltre, come sia stata completamente rivista anche la normativa relativa alle pensioni dei lavoratori “usurati”, ovvero di coloro che per almeno 7 degli ultimi 10 anni hanno prestato la loro attività in specifici settori: lavori nelle cave e in galleria, nel vetro, alla catena di montaggio, alla conduzione di autobus e pullman turistici.

Dott. Gianluca Anselmi
Studio Anselmi
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