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Pensioni: le novità del 2011

del 27/12/2010

Pensioni: le novità del 2011

Dal prossimo anno cambiano i requisiti e modalità di percezione degli assegni di previdenza. Nel dettaglio sarà più difficile raggiungere l’anzianità contributiva e una volta ottenuto il beneficio per fruirne materialmente si dovrà attendere almeno 12 mesi. Ecco di seguito le novità punto per punto.
Anzianità
La pensione anticipata per i lavoratori dipendenti con almeno 60 anni d'età scatterà solo se la somma dell'età anagrafica e dell'anzianità lavorativa ammonta a 96, conteggiando anche le frazioni d'anno. Ad autonomi artigiani, commercianti, coltivatori diretti va ancora peggio con una quota fissata a 97. Fino a quest’anno era in vigore la quota 95 per i dipendenti età minima 59 anni e 96 per gli autonomi minimo 60 anni.
Pensioni rosa
Con l’introduzione del requisito unico dei 60 anni di età, scompare la pensione anticipata per le lavoratrici dipendenti del settore privato che non possono contare su 40 anni di versamenti, mentre le impiegate nel pubblico impiego che hanno un requisito anagrafico per la vecchiaia di 61 anni (65 dal 2012) sarà ancora possibile l'uscita anticipata con 60 anni di età e 36 di contributi.
Sarà comunque possibile avere la pensione di anzianità, indipendentemente dall'età, con almeno 40 anni di contributi.
Finestra mobile
Dal 2011 i lavoratori dipendenti che maturano il diritto potranno intascare l'assegno Inps di anzianità o vecchiaia dopo un anno dalla data di maturazione dei requisiti anagrafici e contributivi; mentre artigiani, commercianti, coltivatori diretti dovranno attendere un anno e mezzo. Esclusi dalle nuove regole sulla decorrenza il personale della scuola e chi raggiunge i requisiti entro il 2010 a cui si applicano le vecchie finestre con cadenza trimestrale per le pensioni di vecchiaia e di anzianità con 40 anni di contributi, semestrali per chi utilizza il sistema delle quote.
Importi
Grazie allo scatto di scala mobile 1,4% le pensioni minime aumentano di 7 euro al mese (da 460,97 a 467,43 euro). Con l'incremento Istat, sale da 411,53 a 417,30 euro al mese anche l'assegno sociale, la rendita assistenziale corrisposta agli ultrasessantacinquenni privi di altri redditi, mentre la pensione sociale raggiunge 343,90 euro al mese. E non è previsto alcun conguaglio.
Per le rendite comprese tra 3 e 5 volte il trattamento minimo Inps, che nel triennio 2008-2010 hanno goduto di una copertura totale dello scatto Istat, l'aumento per l'anno prossimo sarà articolato secondo: 1,4% ossia l'aliquota intera sulla fascia di pensione mensile sino a 1.382,91 euro, il triplo del minimo di dicembre 2010; 1,26% 90% dell'incremento sulla fascia compresa tra 1.382,91 e 2.304,85 euro; 1,05% 75% dell'aliquota sulla quota mensile eccedente 2.304,85 euro, cinque volte il minimo 2010.
Insomma sono in arrivo una serie di rintocchi in negativo, con l’unica buona notizia della cancellazione dell’aumento della contribuzione a carico dei lavoratori. La pensione si allontana, ma perlomeno non ci costa di più.

a cura della Redazione

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