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Stalking e tutela della donna

Stalking e tutela della donna
Il 20 febbraio 2009 sono state introdotte ulteriormente altre misure restrittive per contrastare i reati di violenza sessuale.
Tali misure sono contenute nel decreto-legge, presentato dal Ministro Maroni e approvate, con modificazioni ma all’unanimità, dal Consiglio dei Ministri nella seduta del 20 febbraio 2009.
Infatti: si prevede l’ergastolo in caso di omicidio commesso in occasione dei delitti di violenza sessuale, atti sessuali con minorenne, atti persecutori; si estende l’obbligatorietà della custodia cautelare in carcere per i delitti di prostituzione minorile, pornografia minorile, iniziative turistiche volte allo sfruttamento della prostituzione minorile, violenza sessuale, esclusi i casi di minore gravità; si prevede l’arresto obbligatorio in flagranza per violenza sessuale, tranne i casi di minore gravità.
Il decreto ha inoltre stabilito: per il controllo del territorio i sindaci potranno avvalersi della collaborazione di associazioni tra cittadini non armati per segnalare agli organi di polizia eventi che possono arrecare danno alla sicurezza urbana.
Le associazioni si dovranno iscrivere in un apposito elenco tenuto dal Prefetto. Con un apposito decreto del Ministero dell’Interno si individueranno gli ambiti operativi, i requisiti per l’iscrizione nell’elenco e verranno disciplinate le modalità di tenuta degli stessi elenchi.
Sempre per un migliore controllo del territorio i Comuni potranno utilizzare sistemi di video sorveglianza in luoghi pubblici e si potrà procedere, entro il 31 marzo 2009, all’assunzione di 2.500 unità di personale delle Forze di Polizia.
Infine si introduce il reato di “stalking”, per sanzionare minacce e molestie reiterate che potrebbero degenerare in violenza sessuale. Il sistema sanzionatorio previsto stabilisce delle aggravanti se il fatto è commesso dall’ex partner o nei confronti di minori, donne in gravidanza o persona disabile.
Si introduce anche il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla vittima o da persona a questa legata da relazioni affettive. Il delitto di “stalking” allarga il concetto di minaccia. Infatti dopo l’articolo 612 (minacce) è inserito il seguente: “Art. 612-bis (Atti persecutori). Salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni chiunque, con condotte reiterate, taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita. La pena è aumentata se il fatto è commesso da coniuge legalmente separato o divorziato o da persona che sia stata legata da relazione affettiva alla persona offesa. La pena è aumentata fino alla metà se il fatto è commesso a danno di un minore, di una donna in stato di gravidanza o di una persona con disabilità di cui all’articolo 3 della legge 5 febbraio 1992 n. 104, ovvero con armi, o da persona travista. Il delitto è punito a querela della persona offesa, il termine per la proposizione della querela è di sei mesi. Si procede tuttavia d’ufficio se il fatto è commesso nei confronti di un minore o di una persona con disabilità di cui all’articolo 3 della legge 5 febbraio 1992 n. 104, nonché quando il fatto è connesso con altro delitto per il quale si deve procedere d’Ufficio”.  
Inoltre è altresì disposto il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa. Il giudice prescrive all’imputato di non avvicinarsi a luoghi determinati abitualmente frequentati dalla persona offesa ovvero di mantenere una determinata distanza da tali luoghi o dalla persona offesa. Qualora sussistano ulteriori esigenze di tutela, il giudice può prescrivere all’imputato di non avvicinarsi a luoghi determinati abitualmente frequentati da prossimi congiunti della persona offesa o da persone con questa conviventi o comunque legate da relazione affettiva ovvero di mantenere una determinata distanza da tali luoghi o da tali persone. Il giudice può, inoltre, vietare all’imputato do comunicare, attraverso qualsiasi mezzo.
Si aggiunge: Presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le pari opportunità – è istituito un numero verde nazionale a favore delle vittime degli atti persecutori, attivo ventiquattro ore su ventiquattro, con la finalità di fornire, nei limiti di spesa di cui al comma 2 dell’articolo 13, un servizio di prima assistenza psicologica e giuridica da parte di personale dotato delle adeguate competenze nonché di comunicare prontamente, nei casi di urgenza e su richiesta della persona offesa alle forze dell’ordine competenti gli atti persecutori segnalati.
Come si può vedere il Governo ha tentato di tutelare al massimo l’incolumità e la dignità della persona fisica. In genere è costituita da una donna. Si rammenta che la collaborazione delle vittime è fondamentale per l’applicazione della legge. Le donne devono combattere per la salvaguardia dei loro diritti.

Avv. Daria Pesce

COMMENTI

virgy
21/02/2012 13:27:33
la legge c'è ma non si applica nel modo corretto dovè la tutela di chi subisce non l'ho vista ma ho visto la sofferenza e la paura di chi ha subito vissuto con una pena all'aggressore di 6 mesi di domiciliari con il permesso di andare a lavorare e andare al bar a prendere il caffè
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