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Contenzioso tributario: sanatoria sulle liti fiscali, ricorso e mediazione

del 16/01/2012

Contenzioso tributario: sanatoria sulle liti fiscali, ricorso e mediazione
Permettetemi un breve commento alle dichiarazioni di Vincenzo Busa, direttore centrale Affari Legali e Contenzioso delle Entrate riportate nell’articolo pubblicato il 31 dicembre scorso sul Sole 24 Ore.
Con l’intento di fare cassa e ridurre l’arretrato giacente presso le Commissioni Tributarie, il Governo allora in carica ha adottato le seguenti misure straordinarie:
  1. Per fare cassa e per ridurre la mole di contenzioso giacente presso le Commissioni Tributarie
    In realtà nulla di nuovo, infatti, la legge 111/2011 che ha convertito il decreto legge 98/2011, con l‘articolo 39, comma 12, ha riproposto la solita sanatoria (condono) o meglio ha riproposto quanto già previsto dall’articolo 16 della legge 282/2002.
    La nuova sanatoria aveva a oggetto le controversie riferite a rapporti di natura tributaria, amministrati dall'Agenzia delle Entrate, di valore fino a 20 mila euro, ancora pendenti alla data del 6 luglio 2011 (data di entrata in vigore della legge) avanti le Commissioni Tributarie, al Giudice ordinario o in sede di giudizio di legittimità, per le quali, alla data del 1° maggio 2011 fosse stato proposto l’atto introduttivo del giudizio di primo grado.
    Secondo il disposto normativo, il contribuente per il quale ricorrevano le condizioni soggettive e oggettive avrebbe potuto, entro il 30 novembre scorso, chiudere la lite versando da un minimo di 150 euro per le controversie di valore fino a 2 mila euro, ad un massimo del 50% del valore della controversia, per quelle superiori a tale limite, ma come si è detto, fino a un massimo di 20 mila euro.
    Attualmente, secondo le stime, l’adesione a questo ennesimo condono permetterà la chiusura di 120 mila liti e l’incasso da parte dell’Erario di circa 138 milioni di euro, con un versamento medio per singolo contribuente pari a 1.481 euro.
    Se secondo Busa questo “è un dato senza precedenti”, secondo chi scrive, invece, il ricorso ai “saldi” non appare né il modo migliore per combattere l’evasione né tanto meno il modo migliore per ridurre il contenzioso tributario.
    Si pensi, infatti, a quei contribuenti poco virtuosi che avranno la possibilità di chiudere i contenziosi con l’Amministrazione Finanziaria godendo di uno sconto minimo del 50%, rispetto a quanto avrebbero dovuto versare secondo quanto originariamente accertato. Certamente continueranno ad essere poco virtuosi e in caso di accertamenti futuri, sicuramente proporranno ricorso, anche se infondato, se non altro per prendere tempo, in attesa che il fortunoso evento di cui hanno goduto ricorra nuovamente.
    Quindi, oggi come in passato, l’unico risultato ottenuto è quello di cassa (pochi spiccioli), riducendo solo momentaneamente la mole di contenzioso giacente presso le Commissioni Tributarie.
    Busa, con soddisfazione ricorda che l'agenzia "vince" ormai nel 60% dei casi e si aggiudica il 71% degli importi in contestazione.
    A dire il vero, al sottoscritto non sembra un gran risultato, si pensi infatti se per ogni 10 cose fatte 4 fossero sbagliate. In qualsiasi settore sarebbe un vero dramma! Per 10 aerei che partono solo 6 arrivano, per 10 case costruite solo 6 rimangono in piedi ….
    Il pensiero non può quindi che andare a quel 40% di contribuenti che devono sopportare i disagi del proliferare di norme volte ad incrementare i poteri accertativi in capo all’Amministrazione Finanziaria, con modalità ormai non solo in forte contrasto con lo “Statuto del contribuente” ma con cogenti principi Costituzionali, che rendono in sede contenziosa una “chimera” la parità tra Amministrazione Finanziaria e Contribuente.
  2. Per tentare di ridurre il crescente contenzioso tributario
    Sempre con la legge 111/2011 che ha convertito il decreto legg. 98/2011, con l‘articolo 39, comma 9, ai fini di addivenire alla definizione concordata di alcune liti nella fase anteriore alla instaurazione del processo, sono stati introdotti nell’ordinamento che interessa il contenzioso tributario due nuovi istituti, il reclamo e la mediazione (articolo 17-bis).
    Secondo Busa in futuro la sfida è rappresentata dalla mediazione: “Una partita, quella della mediazione che affronteremo con determinazione e coraggio… La nostra area legale terrà conto degli orientamenti della giurisprudenza in modo decisivo. Ormai abbiamo tutti gli strumenti per valutare un possibile esito di un atto, per questo motivo non si tratterà di un passaggio inutile davanti allo stesso ufficio, ma di un riesame dell'atto alla luce della giurisprudenza”.
    Una volta fatto questo riesame, spiega Busa, anche gli uffici che fanno gli accertamenti terranno conto degli orientamenti adottati dall'area legale. Ma vediamo di che cosa si tratta.
Il reclamo
Chi intenderà proporre ricorso avverso gli atti, notificati dal 1° aprile 2012, relativi alle controversie di valore non superiore a 20 mila euro (ad eccezione di quelle attinenti al recupero di aiuti di stato illegittimi) dovrà preliminarmente (pena l’inammissibilità, rilevabile d’ufficio in ogni stato e grado di giudizio) presentare reclamo alla Direzione Provinciale o Regionale che ha emanato l’atto di contestazione. Le Direzioni provvederanno attraverso apposite strutture, diverse e autonome da quelle che curano l’istruttoria degli atti reclamabili.
La proposta di mediazione
Nella proposizione (obbligatoria) del reclamo il contribuente potrà adire al tentativo di definizione concordata della controversia (mediazione).
Il passaggio alla fase giurisdizionale
Decorsi novanta giorni senza che le Direzioni abbiano notificato l’accoglimento del reclamo o senza che sia stata conclusa la mediazione, il reclamo produrrà gli effetti del ricorso.
Le criticità
A differenza di quanto afferma Busa, chi scrive intravede nelle nuove disposizioni diverse criticità, tra le quali:
  1. la sovrapposizione del reclamo al ricorso: che comprometterà il diritto alla difesa del contribuente, che con il reclamo dovrà anticipare tutte le doglianze relative all’atto impositivo, palesando la propria strategia difensiva;

  2. l’imparzialità del mediatore: le funzioni di mediatore non saranno svolte da un soggetto terzo e imparziale, ma da un altro ufficio della stessa Agenzia delle Entrate e anche se il legislatore ha stabilito che le articolazioni cui sarà demandata la mediazione dovranno essere “diverse ed autonome” rispetto a quelle che avranno redatto l’atto impositivo, con piena libertà di valutare le determinazioni dell’ufficio procedente, mi si dica quando mai, nella pratica di tutti i giorni, funzionari accertatori abbiano preso le distanze dalle metodologie utilizzate dai loro colleghi.
    Si pensi, tanto per fare un esempio ben noto agli addetti ai lavori, a un avviso di rettifica emesso nei casi di compravendita di immobili o di aziende e all’ormai inevitabile conseguente avviso di accertamento relativo alla determinazione della plusvalenza.
    Personalmente non ricordo manifestazioni di libertà di valutazione, ricordo invece la solita giustificazione “anche se volessimo non ci è possibile discostarci dal valore accertato dal collega del Registro! Comunque potete sempre proporre ricorso!”.
    Il punto non è certamente perseverare nel creare ulteriori inutili tentativi di adesione (bastano già i fallimenti precedenti), senza prima aver tentato di disinquinare le valutazioni delle Agenzie dagli obblighi di budget e, al contempo di responsabilizzare i funzionari, che oggi sono molto impegnati sul fronte del raggiungimento degli obiettivi e talmente preoccupati dall’audit da ridicolizzare la pretesa tributaria.
    Oggi, purtroppo, nessuno ha più voglia di ridere!

    Rag. Angelo Galdenzi
    B&G Associati - Studio Commerciale Associato Balestieri-Galdenzi
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