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Stop alla "Black List" dei clienti telefonici morosi

del 28/11/2011

Stop alla "Black List" dei clienti telefonici morosi
Il garante della privacy ha risposto negativamente alla richiesta avanzata all’Autorità delle Comunicazioni di costituire una banca dati, contenente la black-list dei clienti telefonici morosi.
Esigenza nata tra i gestori di telefonia, delle cui istanze l’Autorità delle Comunicazioni si è fatta portavoce: gli stessi hanno rilevato, infatti, che, soprattutto a causa della portabilità dei numeri di telefono, può accadere che un cliente che chieda di passare senza cambiare il proprio numero di cellulare a un altro gestore sia moroso e/o non sia comunque puntuale con i pagamenti. E tale informazione sarebbe utile per la compagnia che si prepara a ricevere il nuovo utente.
Da qui l’idea di creare una “lista nera” dei clienti morosi, che, invero, allo stato, in assenza di una specifica normativa al riguardo, non potrà essere istituita, come ha statuito il garante della privacy.
Nel suo provvedimento l’autority della riservatezza, di cui Francesco Pizzetti è il Presidente, ha rilevato come attualmente non ci siano le condizioni per creare la suddetta lista, atteso che è necessaria “(…) una precisa fonte normativa, che specifichi, oltre alla possibilità di raccogliere i dati senza il consenso degli interessati, anche la finalità perseguita, i soggetti che possono accedere alla banca dati e le modalità di consultazione (…)”. Tale norma potrebbe anche “(…) prevedere il rinvio, per l'individuazione dei predetti elementi, a una fonte di rango secondario (come i regolamenti che, in tal caso, sono soggetti alla previa acquisizione del parere del garante) o ai codici di deontologia e buona condotta (che dovranno essere adottati secondo i procedimenti previsti per settore)”, come previsto espressamente dall’articolo 12 del decreto legislativo 196/2003 “Codice in materia di protezione dei dati personali”.
Entrando più nello specifico, il garante della privacy ha avuto modo di focalizzare alcuni elementi centrali e requisiti fondamentali del trattamento che i gestori telefonici vorrebbero effettuare dei dati dei propri utenti.
In primo luogo, anche se si volesse inserire nella banca dati soltanto il numero di telefono del soggetto moroso, si potrebbe comunque risalire alla sua identità, contrariamente a quanto asserito dalle compagnie telefoniche.
Da qui un trattamento dei dati da tutelare, nel rispetto dei principi fondamentali di liceità, correttezza e pertinenza, così come previsti dall’artiolo 11 del decreto legislativo 196/2003 “Codice in materia di protezione dei dati personali”.
Com’è noto, infatti, il predetto articolo, con riferimento alle “Modalità del trattamento e requisiti dei dati” dispone:
  1. 1. I dati personali oggetto di trattamento sono:
    • a) trattati in modo lecito e secondo correttezza;
    • b) raccolti e registrati per scopi determinati, espliciti e legittimi, e utilizzati in altre operazioni del trattamento in termini compatibili con tali scopi;
    • c) esatti e, se necessario, aggiornati;
    • d) pertinenti, completi e non eccedenti rispetto alle finalità per le quali sono raccolti o successivamente trattati;
    • e) conservati in una forma che consenta l'identificazione dell'interessato per un periodo di tempo non superiore a quello necessario agli scopi per i quali essi sono stati raccolti o successivamente trattati;
  2. I dati personali trattati in violazione della disciplina rilevante in materia di trattamento dei dati personali non possono essere utilizzati”.
E di tale disposto si deve tener conto nel caso di specie.
Così come si dovrà tener conto delle norme a tutela della “comunicazione dei dati”: nella procedura di accesso al database illustrata nella proposta dei gestori, vero, infatti, che lo scambio di informazioni sull'eventuale situazione di morosità avverrebbe unicamente tra il vecchio operatore telefonico (cosiddetto “donating”) e quello nuovo (cosiddetto “recipient”), senza che altri gestori condividano quelle notizie, ma ciò configura comunque una comunicazione di dati, come tale da tutelare.
Da qui, il diritto dell’utente di ricevere al riguardo un'adeguata informativa, così come prevista dall’articolo 13 del codice privacy, che contenga quindi - nello specifico - le finalità e le modalità del trattamento cui sono destinati i dati; la natura obbligatoria o facoltativa del conferimento dei dati; le conseguenze di un eventuale rifiuto di rispondere; i soggetti o le categorie di soggetti ai quali i dati personali possono essere comunicati o che possono venirne a conoscenza in qualità di responsabili o incaricati e l'ambito di diffusione dei dati medesimi; i diritti di cui all'articolo 7, dando così allo stesso la possibilità di autorizzare o meno la comunicazione di informazioni sul proprio conto.
Del pari, la necessità di un’espressa previsione contrattuale che metta a conoscenza gli utenti dell’esistenza di tale banca dati e delle condizioni al verificarsi delle quali vi si entrerebbe a far parte. E ciò, perché - come ha rilevato giustamente il garante - la creazione della suddetta banca dati determinerebbe “una rilevante modifica del tradizionale rapporto negoziale tra le parti”.
A fortiori, perché, in generale, - come ha rilevato da ultimo il garante - le liste di morosi possono “generare abusi e rischi di discriminazione e avere serie ripercussioni sulla vita delle persone”.
Così come era successo, quindi, in ipotesi analoghe a quella che ci occupa in tale sede - basti pensare al provvedimento in materia di recupero crediti del 30 novembre 2005 oppure al provvedimento riguardante la segnalazione delle morosità alle banche dati delle centrali rischi bancarie del 18 novembre 2002 - il garante per la protezione dei dati personali ha puntato a una tutela forte dei consumatori, il cui diritto alla riservatezza va sempre rispettato, nonostante la situazione d’inadempienza in cui versa.

Avv. Cristina Rastelli
Studio Legale Avv. Cristina Rastelli
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