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Scarcerazione senza prove

del 10/01/2012

Scarcerazione senza prove
La sentenza della Cassazione Penale n. 46976 depositata in Cancelleria il 20 dicembre 2011 (in relazione all’udienza del 22 Settembre 2011), offre lo spunto per analizzare una serie di principi giuridici richiamati in tale motivazione. Diversi commenti su tale provvedimento sono stati sintetizzati in articoli di carattere giornalistico. Molti di essi, come spesso accade, sono caratterizzati più dal tipico formato “scandalistico”, piuttosto che da una corretta analisi giuridica.
E’ intento di chi scrive fornire in questa sede al lettore gli strumenti giuridici più importanti per comprendere appieno e in maniera oggettiva il pensiero espresso dalla Suprema Corte attraverso la sentenza in esame.

Il caso
L’auto di due soggetti di nazionalità albanese viene fermata. In seguito alla perquisizione gli Operanti rivengono sotto il sedile del passeggero un involucro contenente 219 grammi di cocaina. In quel frangente il passeggero tenta di darsi alla fuga. Il conducente invece, assolutamente tranquillo, resta con gli Operanti. Il passeggero, fallita la fuga, riferisce agli Operanti di essere l’unico responsabile della sostanza, nulla sapendo di tale involucro l’autista, il quale si era solo reso disponibile ad accompagnarlo ad un paese a circa 500 km di lì per salutare parenti e amici che sarebbero dovuti partire di lì a poco per l’Albania. Gli Operanti arrestavano entrambi i soggetti.

Il provvedimento impugnato
Il Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Montepulciano, competente territorialmente, convalidava l’arresto e applicava a entrambi la misura cautelare della custodia in carcere, ravvisando un’ipotesi di concorso di persone nel reato. La difesa impugnava il provvedimento avanti al Tribunale del riesame di Firenze, (cosiddetto ricorso al Tribunale “della libertà”) il quale confermava la decisione del G.I.P. e manteneva entrambi in carcere. Riteneva che vi fossero elementi di “logica” a fondamento del contestato concorso di persone nel reato, essendo inverosimile che taluno si fosse offerto per un viaggio sì lungo (500km) senza sapere del contenuto dell’involucro. Dava poi valore a un di lui precedente penale specifico (risalente a tre anni prima), per attribuire particolare pericolosità al soggetto che era alla guida dell’auto. La sua difesa proponeva ricorso per Cassazione.

Gli elementi giuridici in valutazione
Il provvedimento al vaglio della Corte è un ordinanza di custodia cautelare (ossia un provvedimento temporaneo, sempre modificabile nel tempo, che trattiene in carcere un soggetto in attesa del processo). Il primo dei requisiti perché si possa applicare tale custodia è la sussistenza di gravi indizi di colpevolezza (articolo 273 del codice di procedura penale). Non si richiedono le “prove” che, invece, rappresentano un gradino superiore rispetto ai “gravi indizi”, qualcosa in più che vi dovrà essere per poter far sì che il Giudice condanni, all’esito del processo, una persona “al di là di ogni ragionevole dubbio” (articoli 533 comma 1 e 530 comma 2 codice di procedura penale).
Il secondo requisito perché si possa applicare la custodia cautelare, una volta ravvisata la sussistenza dei gravi indizi, sarà l’individuazione delle esigenze cautelari di cui all’articolo 274 codice di procedura penale (ossia: a) pericolo di inquinamento probatorio, b) pericolo di fuga; c) pericolo di reiterazione delle condotte/pericolosità del soggetto se lasciato in stato di libertà).
Nel caso in esame i Giudici del merito (G.I.P. prima e riesame poi) hanno ritenuto sussistenti i gravi indizi di colpevolezza a carico del guidatore sulla scorta della considerazione logica sopra riportata (ade esempio “non poteva non sapere”); hanno poi desunto l’attualità dell’esigenza cautelare sub c) dalla sussistenza del precedente penale a carico del soggetto, pur distante nel tempo.

Le motivazioni della Suprema Corte con la sentenza 46976 depositata in Cancelleria il 20 dicembre 2011
Dati tali elementi, è presumibile che già il lettore possa essere in grado di prevedere “logicamente” la motivazione offerta dalla Suprema Corte che può essere “scomposta” come segue:
  • “Motivazione dei Giudice di merito assolutamente carente”: la deduzione “logica” del Giudice di merito è stata considerata più sintomo di un mero “sospetto” che non corretta motivazione circa la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza. Non sono stati, di contro, considerati gli altri elementi (tranquillità del guidatore, assenza di fuga, assunzione di responsabilità piena da parte del passeggero) dai quali potersi desumere, altrettanto secondo “logica”, l’insussistenza dei medesimi. Anche la sussistenza delle esigenze cautelari è apparsa valutazione superficiale e dalla motivazione lacunosa, vista la lontananza nel tempo del precedente penale (3 anni prima) senza che la condotta del soggetto avesse mai successivamente dato adito a ulteriori rilievi penali (per quanto ricavabile dagli atti).
  • “Controllo logico” da parte della Suprema Corte: come noto, la Corte di Cassazione non costituisce un terzo giudizio di merito, con possibilità di rivalutazione degli atti, bensì rappresenta un Supremo Collegio posto al vaglio della correttezza dell’applicazione dei principi giuridici e normativi, nonché della correttezza e completezza della motivazione dei provvedimenti dei Giudici del merito. In altre parole: non può rivisitare gli atti. Conscia del rischio che la sentenza potesse essere male interpretata quale “esorbitante” dai poteri, non potendosi prevedere una “rivalutazione della gravità degli indizi” nel merito, la Suprema Corte ha precisato di essere intervenuta a verificare solo la motivazione, essendo “sempre possibile e doveroso il controllo logico e giuridico della struttura della motivazione, al fine di verificare se sia stata data esatta applicazione ai criteri legali dettati dalle norme e se siano state applicate le regole della logica nell’interpretazione dei risultati probatori”. Da ciò è derivata la censura del provvedimento impugnato (Tribunale del riesame – e, di rimando, ordinanza di custodia cautelare inizialmente disposta dal G.I.P. di Montepulciano) e il conseguente annullamento.
  • Annullamento senza rinvio: è uno dei poteri che la Suprema Corte ha per la definizione del procedimento. Una volta ritenuto illegittimo il provvedimento impugnato, la Corte deve decidere se annullarlo direttamente tout court, ovvero annullarlo con rinvio a diverso Giudice di merito per una nuova pronuncia, sulla scorta dei principi dettati dalla Corte. Il Procuratore Generale chiedeva qui l’annullamento della sentenza, ma con rinvio ad altro Giudice di merito.
    L’annullamento senza rinvio è previsto a norma dell’articolo 620 codice di procedura penale, in tutta una serie di casi (ad esempio se il fatto non è previsto dalla legge come reato, se il reato è estinto o se l'azione penale non doveva essere iniziata o proseguita, se trattasi di provvedimento non consentito dalla legge; se la sentenza è nulla; se la condanna è stata pronunciata per errore di persona, eccetera) e “in ogni altro caso in cui la Corte ritiene superfluo il rinvio ovvero può essa medesima procedere alla determinazione della pena o dare i provvedimenti necessari”. Va da sé che, nel caso di specie, gli elementi che un altro Giudice di merito avrebbe potuto prendere in considerazione sarebbero stati totalmente assenti, con la conseguente attestazione dell’insussistenza dei gravi indizi di colpevolezza già acclarata dalla Corte: “un eventuale giudizio di rinvio non potrebbe in alcun modo colmare la situazione di vuoto probatorio storicamente accertata” con conseguente “superfluità del giudizio di rinvio”.
    La Suprema Corte ha considerato altresì che, in caso di rinvio, il tempo necessario per la nuova decisione (diversi mesi) e la sottoposizione a nuovo procedimento cautelare del soggetto ricorrente, avrebbe causato violazione della garanzia de libertate (inviolabile ex articolo 13 della Costituzione se non in casi espressamente e normativamente previsti), nonché del principio della ragionevole durata del processo (articolo 111 della Costituzione) con ulteriore pregiudizio per il soggetto e aggravamento della ritenuta ingiustizia. “Orbene, quando un provvedimento de libertate si palesa totalmente carente dal punto di vista della motivazione e tale vuoto, dalla analisi degli atti svolta dal giudice di merito non appare possa essere colmato, l’ulteriore sacrificio della libertà individuale, implicito in un annullamento con rinvio del provvedimento cautelare, appare ingiustificato alla luce dei parametri costituzionali dettati dall’articolo 13 Costiuzione e legittima l’annullamento del provvedimento senza rinvio”.
  • Conseguente scarcerazione: per tale ragione la Corte ha deliberato l’immediata “scarcerazione del soggetto se non detenuto per altra causa”. Egli dovrà poi affrontare il processo (laddove il Pubblico Ministero non ritenesse di richiederne l’archiviazione) per il quale l’esito sarà probabilisticamente favorevole - se non emergeranno nuovi e ulteriori elementi a suo carico a trasformare in “prova” i “gravi indizi di colpevolezza” ritenuti insussistenti dalla Cassazione dicembre 2011.

Avvocato Barbara Sartirana
Studio Legale Avvocato Barbara Rita Sartirana
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