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Divorzio consensuale per sfuggire al fisco

del 10/01/2012

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Divorzio consensuale per sfuggire al fisco
Parlare di lotta all’evasione fiscale è diventato, oramai, un “must”.
La situazione attuale di crisi, i provvedimenti assunti dal Governo Monti, anche con riferimento al controllo dei conti correnti, ci stanno condizionando la vita.
Mai, però, avremmo pensato di dover affrontare quest’argomento anche al momento della separazione e/o divorzio.
Il Tribunale di Roma, infatti, ha emesso un provvedimento adottando la formula anglossassone cosiddetta "disclosure": i coniugi contendenti dovranno esibire un quadro completo della propria situazione reddituale e patrimoniale
Nello specifico, i due coniugi dovranno produrre la documentazione reddituale degli ultimi tre anni (e fino a qui, nulla di nuovo) e una “dichiarazione sostitutiva di atto notorio” (ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 445/2000 il dichiarante si assume la responsabilità civile e penale di eventuali dichiarazioni false) ove andranno indicate le seguenti circostanze:
  • attività lavorativa e tutte le fonti di reddito (retribuzioni, redditi da lavoro autonomo, pensioni, canoni di locazione, eccetera);
  • redditi netti annui relativi agli ultimi tre anni e redditi netti mensili percepiti negli ultimi sei mesi;
  • proprietà immobiliari elencate singolarmente indicando la tipologia (abitazione, uffici, negozi, terreni edificabili, eccetera), l’anno di acquisto, l’ubicazione, la superficie e la destinazione (se rimasti nella disponibilità, se abitati da componenti del nucleo familiare, se concessi in godimento a terzi e l’eventuale corrispettivo mensile);
  • proprietà di beni mobili registrati e in particolare: autovetture (da elencare singolarmente indicando il tipo e l’anno di acquisto); imbarcazioni da diporto con l’indicazione della tipologia (a vela o a motore) e della lunghezza; aeromobili;
  • collaboratori domestici indicando la retribuzione corrisposta;
  • spese per mutui e finanziamenti con l’indicazione della rata mensile dovuta, dell’anno di erogazione e della durata, per canoni di locazione, per rette di iscrizione a circoli sportivi e/o ricreativi, iscrizione di figli a scuole o università private.
Insomma, un divorzio può trasformarsi in una fotografia dello stato patrimoniale che, per qualcuno, potrebbe essere pericoloso.
La separazione si trasforma così in un binario parallelo dove fare lotta all'evasione: se da un lato i giudici hanno bisogno di avere tutte le informazioni necessarie per stabilire su chi gravi l'onere di pagare gli alimenti, all'erario questi dati possono servire per stanare i furbetti.
Se la situazione reddituale dei coniugi è tale da non determinare preoccupazioni, e se nessuno dei coniugi si trova in posizioni irregolari nei confronti del Fisco, non emergeranno obiezioni al fatto che si proceda seguendo le direttive disposte dal Tribunale di Roma.
Di fatto, però, è interesse del coniuge più debole far sì che vengano alla luce eventuali movimenti non regolari nelle dichiarazioni dell’altro coniuge, minando in questo modo la posizione di quest’ultimo e giovando, dall’altro versante, al Fisco che verrebbe ad utilizzare queste informazioni per fare accertamenti. Lo strumento adottato dal Tribunale di Roma, dunque, potrebbe certamente essere di aiuto in tutte quelle situazioni nelle quali il reddito del coniuge “più facoltoso” non è facilmente individuabile.
Di contro, però, la paura di avere problemi con il fisco potrebbe indurre molti a concedere “qualcosa in più” al coniuge più debole ed optare per una separazione e/o divorzio consensuale.
Per loro, infatti, vi sarà la possibilità di scegliere un più “riservato” divorzio consensuale dove non è prevista alcuna certificazione in merito ai propri averi, ma è sufficiente un accordo tra le due parti con un notevole risparmio per tutti, anche per la giustizia. 
Sul punto, anche il Tribunale di Roma “invita le parti ad intraprendere… Un percorso di mediazione… per raggiungere un accordo con particolare riferimento alla tutela dell’interesse morale e materiale dei figli”.

Avv. Monica Mores
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