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I professionisti contro Groupon

del 21/11/2011

I professionisti contro Groupon
L’acuirsi della crisi economica globale produce effetti negativi in tutti i settori della società, e quello delle professioni, purtroppo e nonostante la garanzia rappresentata dalla continua attività di vigilanza degli ordini professionali, non è certo impermeabile ad iniziative che – talvolta – eccedono i limiti del decoro asservendosi a criteri mercantili di pura e, potremmo dire, selvaggia concorrenza.
L’offerta di servizi professionali, infatti, è in Italia generalmente più alta della domanda e questa differenza aumenta in modo drammatico nei periodi di crisi, favorendo la proliferazione di offerte e di sollecitazioni al pubblico che non possono dirsi in linea con i criteri ai quali deve essere informata la professione e, in modo specifico, la professione forense.
Non possiamo infatti dimenticare che l’attività legale non può e non deve rispondere a semplici criteri mercantili poiché questi contrastano e anzi sviliscono il prestigio della professione fondata sul rapporto fiduciario tra cliente e avvocato.
In questi giorni la cronaca ha portato alla ribalta iniziative come quella di “Groupon-giusto risarcimento” nei confronti della quale il Consiglio dell’Ordine di Firenze ha aperto un’istruttoria.
Attraverso questo portale di servizi, è stata veicolata un’offerta al pubblico di trattazione di un procedimento stragiudiziale di risarcimento del danno senza ricorrere alle vie legali per 39 euro invece di 500.
Il titolare dello studio “Giusto Risarcimento”, intervistato dalla stampa, è risultato non essere né avvocato, né mediatore e, stando alle sue dichiarazioni, nel progetto non sarebbero coinvolti avvocati.
Groupon, dal canto suo, ha replicato affermando che “una prestazione professionale che costa poco non è sinonimo di servizio scadente, ma solo un modo per proporsi in un mercato che negli anni è diventato sempre più affollato”.
È evidente, tuttavia, che il problema non è rappresentato dalla liceità o meno della pubblicità come mezzo per far conoscere il professionista al pubblico, ma dalla liceità o meno del contenuto del messaggio pubblicitario che sempre e in ogni caso deve essere rispettoso dei principi di dignità e decoro della professione.
L’offerta al pubblico di prestazioni – ove posta in essere da iscritto all’albo degli avvocati o nel suo interesse – a tariffe fisse (e generalmente infime) non costituisce una forma di pubblicità lecita, ma rientra nello schema dell’accaparramento di clientela, pratica questa non ammissibile e giustamente sanzionata dai consigli degli ordini degli avvocati.
Tuttavia, al di là dei casi isolati, è bene rammentare che le conseguenze negative di questo tipo di prassi colpiscono, prima d’ogni altro, proprio il consumatore che ritiene, erroneamente, di poter acquistare un servizio legale ad un prezzo prefissato e particolarmente conveniente.
Un professionista che svolga seriamente la propria attività non può, in nessun caso, predeterminare il costo dei servizi offerti senza avere prima conosciuto e studiato la questione con il proprio cliente, esaminandone ogni aspetto e particolarità.
Per questi motivi, a parere di chi scrive, è indispensabile rivolgersi sempre ad un professionista iscritto all’Albo quando si deve affrontare un problema di natura legale.

Avv. Simone Scelsa
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COMMENTI

Giorgio

22/09/2018 06:06:29

Viva il Prof. M. Monti, che ha abolito le vostre assurde tariffe minime, basta con l'aura di sacralità cui sareste avvolti voi avvocati !

Avv. Margherita Priotti

22/09/2018 06:06:29

Caro Giorgio,
mi permetta di osservare che la Sua è la voce del comune cittadino che si immagina l'avvocato (tutti gli avvocati) in termini molto lontani dalla realtà.
La maggior parte di noi (soprattutto in provincia) deve affrontare gli stessi problemi e le stesse difficoltà che deve affrontare un qualunque lavoratore dipendente, con la fondamentale differenza che il dipendente ha ferie, "mutua", garanzia dei minimi salariali ...
Le tariffe minime, ben lungi dal creare privilegi di casta, erano per noi non solo un mezzo di sussistenza (tenga presente che noi non abbiamo un'entrata mensile costante garantita) ma anche un mezzo per assicurare ai cittadini la qualità delle nostre prestazioni: l'avvocato deve essere sempre aggiornato sulle ultime novità legislative, giurisprudenziali e dottrinali. A tal fine, dobbiamo frequentare corsi di aggiornamento, acquistare libri (tanti non solo quante sono le materie trattate ma anche spesso quanti sono i diversi aspetti di una stessa materia che può essere necessario approfondire per risolvere il caso concreto), essere abbonati a riviste specializzate, essere dotati di banche dati ove reperire leggi e sentenze. Tutto questo ha dei costi notevolissimi!
Se, aboliti i minimi, saremo costretti a svendere le nostre prestazioni, dovremo proprio tagliare su quella che per noi è la "materia prima" ed il risultato sarà ... quel che sarà.
La verità è che tutte le riforme che hanno più o meno recentemente interessato l'avvocatura - al di là di quanto i più credono - si ritorceranno tutte in danno dei cittadini che alla fine avranno sempre maggiori difficoltà a veder tutelati adeguatamente i loro diritti.

Avv. Chiara Mainini

22/09/2018 06:06:29

Aderisco con slancio a quanto rappresentato - a mio avviso in maniera assolutamente pacata e corretta - dal Collega Scelsa e dalla Collega Priotti. Osannare una riforma (ex multis) che non sortisce altro risultato che delegittimare la difesa del cittadino e la rappresentanza dei suoi interessi pare, quantomeno, temerario...e certamente manifesta la scarsa percezione del reale impatto che essa avrà sui consumatori. L'avvocatura non ha nulla di sacrale...mi pare invece che ultimamente ci si aspetti da essa lo sviluppo di poteri e facoltà, oserei dire...magici!

Con l'inserimento dei miei dati dichiaro di aver preso visione ed accettato il Trattamento dei Dati
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