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Il dissesto idrogeologico in Italia

del 15/11/2011

Il dissesto idrogeologico in Italia
Basta consultare le pagine dei quotidiani o Internet per rendersi conto della portata, in vite umane e in costi economici, del problema delle alluvioni e delle frane nel nostro Paese.
Gli eventi recenti (alluvione di Genova il 4 novembre, dello Spezzino e della Lunigiana il 25 ottobre, di Roma il 20 ottobre, dell’ascolano e del teramano del marzo 2011), il disastro avvenuto in ottobre 2009 nel Messinese, le colate di fango a Sarno del 5 maggio 1998, senza andare oltre, con decine di morti e migliaia di sfollati, hanno richiamato l'attenzione dei cittadini italiani sul problema del dissesto idrogeologico.
Per dissesto idrogeologico si intende un “qualsiasi disordine o situazione di squilibrio che l'acqua produce nel suolo e/o nel sottosuolo" (Benedini e Gisotti, 1987); esso comprende, tecnicamente, i fenomeni di dissesto franoso, gli allagamenti e le alluvioni, le esondazioni (straripamenti) dei fiumi, le valanghe, l'arretramento dei litorali, la subsidenza del terreno, la siccità e le mareggiate
Diamo alcuni altri dati: sono 6 milioni gli italiani che abitano nei 29.500 chilometri quadrati del territorio italiano considerati ad elevato rischio idrogeologico, mentre 1 milione e 260.000 sono gli edifici soggetti a rischio frane e alluvioni; 6000 di questi edifici sono scuole e 531 gli ospedali; lo evidenzia il primo Rapporto sullo stato del territorio italiano realizzato dal centro studi del Consiglio nazionale dei Geologi (Cng), in collaborazione con il Cresme, presentato a Roma il 13 ottobre 2010.
Inoltre, risultano essere 5.581 i centri abitati italiani a rischio idrogeologico, il 70% dei Comuni italiani.
Nel momento di grave crisi economica nella quale si trova il nostro Paese è importante riflettere anche sul fatto che «dal dopoguerra ad oggi sono stati spesi 213 miliardi di euro per il dissesto idrogeologico – come sottolineato Pietro Antonio De Paola, ex presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi – e il risultato è quello che vediamo in Liguria, Campania o Sicilia. Il nostro territorio ha una vulnerabilità elevatissima, per la quale siamo costretti ad inseguire le emergenze con spese continue, senza peraltro raggiungere un livello accettabile di sicurezza».
Della cifra indicata da De Paola, 27 miliardi sono stati investiti solo dal 1996 al 2008.
Sulla scorta delle stime effettuate dal ministero dell’Ambiente, attraverso i Piani di assetto idrogeologico (Pai) redatti dalle Autorità di bacino, l’ex presidente ha precisato che «occorrerebbero circa 40 miliardi per mettere in sicurezza l’intero territorio. Ma lo Stato ha dimostrato di spendere molto poco e quindi non c’è molta fiducia nell’arrivo di risposte adeguate».
Secondo Legambiente, «negli ultimi due anni - dalla colata di fango che nell’ottobre 2009 ha devastato Giampilieri e Scaletta Zanclea nel messinese - sono stati spesi 574 milioni di euro. Se si considerano i 65 milioni recentemente stanziati per le alluvioni che hanno colpito le aree della Lunigiana e della provincia di La spezia a fine ottobre, si arriva ad una cifra che supera i 640 milioni di euro». In attesa di scoprire l’entità delle risorse destinate al disastro di Genova (si parla già di 200 milioni di euro di danni).
Quindi si parla di cifre enormi solo per fronteggiare le varie emergenze legate a frane e inondazioni: i soldi sono serviti per spalare macerie, riparare i danni di un territorio comunque ormai compromesso, per cercare di ricostruire, quindi per rimediare, non per rimuovere le cause dei disastri.
Non c’è traccia dei 2,1 miliardi di euro previsti dal Ministero dell’Ambiente per il “Piano nazionale di prevenzione del dissesto idrogeologico” varato nel 2009, dopo i fatti di Giampilieri e rimasto, per stessa ammissione dell’ormai ex Ministro Prestigiacomo, largamente inattuato.
Il 3 novembre scorso (il giorno prima del disastro di Genova), durante l’audizione in Commissione ambiente al Senato, la Prestigiacomo ha infatti denunciato la totale assenza di risorse da poter destinare al progetto che pure era considerato uno degli interventi prioritari per il paese. Il 6 Novembre 2009 il Cipe aveva destinato un miliardo di euro di risorse a carico del Fondo per le aree sottoutilizzate (Fas) e inserito nella finanziaria 2010 ma ridotto poi a 800 milioni per far fronte, ancora una volta, alle emergenze verificatesi nel frattempo: l’alluvione in Toscana, Liguria ed Emilia del dicembre 2009 (100 milioni) e lo stato di emergenza in Veneto, Campania e Sicilia del Novembre 2010 (altri 100 milioni).
In pratica il 20 % delle risorse stanziate per la prevenzione è stato destinato al risarcimento dei danni prodotti dagli eventi che avrebbero dovuto essere prevenuti, a cominciare proprio dalle Regioni interessate dagli eventi di questi giorni (Liguria). Non c’è traccia neanche dei 400 milioni di euro stanziati direttamente dal Ministero attraverso il bilancio interno e dei 954 milioni che sarebbero dovuti arrivare dai fondi Fas regionali. 
A quasi due anni dall’entrata in vigore della Finanziaria 2010 non è stata assegnata alcuna risorsa, nonostante l’ex governo per decreto abbia provveduto a nominare, per ogni regione, un commissario straordinario incaricato di supervisionare la realizzazione degli interventi. In pratica, ad oggi, non ci sono neanche i soldi per interventi che rappresentano solo una piccola parte di quelli che sarebbero necessari per mettere in sicurezza il nostro territorio.
Le richieste dei tecnici del territorio possono essere riassunte dalle parole dell’attuale presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi Gian Vito Graziano: «Al Governo Italiano chiediamo una legge organica di gestione del territorio che ricostruisca la filiera delle competenze, metta in campo azioni di manutenzione ordinaria e straordinaria dei nostri bacini idrografici, ponga le basi di una riforma urbanistica e che faccia tesoro di quelle esperienze positive che in alcuni casi hanno visto il geologo impegnato a fronteggiare la difesa del suolo accanto alle istituzioni governative. Mi riferisco a quelle attività di presidio territoriale che hanno portato a fronteggiare situazioni di rischio idrogeologico prima del verificarsi dell’eventuale evento calamitoso, che poi spesso non si è verificato, e quindi non sempre e soltanto in fase emergenziale. I geologi sono le vere sentinelle del territorio – ha proseguito Graziano – che spesso, in Italia, vengono considerate poco. Quanti Comuni, quanti Enti in Italia hanno il geologo nella loro pianta organica? La risposta la possiamo dare subito, perché di geologi nelle amministrazioni pubbliche ne abbiamo pochi».
In Italia, intanto, si continua a disboscare, a urbanizzare e impermeabilizzare il terreno, a deviare i fiumi, ad indebolire gli argini, ad incendiare dolosamente i boschi, a costruire dove non si dovrebbe, a lasciare i geologi disoccupati, facendo così poca prevenzione, con la scusa che costa troppo, quando poi gli interventi in emergenza costano tantissimo di più. 
Bisogna dirlo, gli ultimi eventi meteorici sono stati di certo eccezionali e poco prevedibili, ma è pur certo che una corretta prevenzione potrebbe far risparmiare innumerevoli quantità di soldi e soprattutto di vite umane, recise o irrimediabilmente compromesse. 
Oltretutto i soldi spesi in questo modo, insieme per esempio a quelli necessari e auspicati per interventi di adeguamento sismico del patrimonio edilizio pubblico e privato nazionale, potrebbero contribuire a creare lavoro e a rimettere in moto la nostra disastrata economia.
Non abbiamo più scusanti nè tempo da perdere: bisogna finalmente uscire dalla stupida logica dell’emergenza, sulla quale sono state basate tutte le politiche del territorio degli ultimi anni.

Dott. Geol. Daniele D’Ottavio
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COMMENTI

Milena Matteini architetto e paesaggista

22/09/2018 04:55:55

Sono pienamente d'accordo che il problema del dissesto idrogeologico è stato sempre trascurato, con costi altissimi in termini di economia e di vite umane. Perché progettare bene si può, l'ho imparato dal mio maestro Pietro Porcinai. Bisogna però essere rigorosi e studiare bene lo smaltimento delle acque superficiali, usare materiali acconci, lavorare con la vegetazione. In diversi miei progetti realizzati, in aree soggette a disastri, nello spazio da me progettato non è successo niente.

Dott.ssa Geol. Stefania Curti

22/09/2018 04:55:55

Purtroppo il problema maggiore dell'Italia continua ad essere la manutenzione, si progettano opere avveniristiche, che poi si lasciano marcire, questo succede anche in misura maggiore per la manutenzione del territorio. Gli stessi amministratori, alla segnalazione di un dissesto ti rispondono che bisogna aspettare che la frana venga giù, così si riescono a trovare i soldi.

Bhu

22/09/2018 04:55:55

si concordo xD

Con l'inserimento dei miei dati dichiaro di aver preso visione ed accettato il Trattamento dei Dati
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