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Black Bloc e gli episodi di violenza

del 26/10/2011

Black Bloc e gli episodi di violenza
L’esplosione di una nuova forma di criminalità urbana renderà inevitabile l’adozione di leggi speciali.
Oggi è sorta un’inattesa realtà, che rende più difficile la pubblica e la privata difesa: ed è l’auto parcheggiata.
La motorizzazione del Paese ha reso inevitabile il lasciare le automobili in sosta lungo le strade, donde le maggior facilità di distruggerle. Un tempo, le auto erano - di regola – sottoposte al controllo del proprietario o dei suoi familiari, che le proteggevano. Oggi, pertanto, il delitto di danneggiamento di auto in sosta è aggravato tanto dall’entità del danno (un’automobile, anche non nuova, ha sempre un certo valore economico) quanto dalla circostanza di avere approfittato di circostanze tali da ostacolare la pubblica e la privata difesa (articolo 61 del codice penale, numeri 7 e 5).
Vi è infine una terza aggravante, di per sé eventuale, ma che si verifica quasi sempre: quando a distruggere l’auto parcheggiata o spaccare la vetrina del negozio o il cassonetto lungo la strada sono più di cinque persone (articolo 112, comma 1, n. 1 del codice penale): in tal caso, la pena è aumentata fino a un terzo. La pena è maggiore (fino alla metà) se – come fanno spesso i “black bloc” –  nel reato ci si è avvalsi dell’opera di un minorenne.
Le pene – per questa forma di danneggiamento pluriaggravato – sono:
la reclusione fino a un anno
oppure
la multa fino a € 309.
Pertanto per la distruzione delle auto parcheggiate o di altri beni la pena può essere nel massimo punita con ventun mesi e giorni dieci di carcere: la pena – nel massimo – può giungere a mesi 28 se i complici sono stati almeno cinque e a mesi 42 se ci si è avvalsi dell’opera di un minorenne. 
Più grave è il delitto di resistenza al pubblico ufficiale: resistenza che deve manifestarsi nella forma della violenza o della minaccia. Alla pena base per questo delitto (da sei mesi a cinque anni di reclusione) possono aggiungersi l’aggravante già ricordata di avere approfittato di circostanze tali da ostacolare la pubblica e privata difesa. Perciò la pena – nel massimo – può salire a sei anni e otto mesi di carcere. La misura della pena salirebbe ancora nel massimo a otto anni e dieci mesi se i complici fossero cinque o più e a tredici anni di carcere se i colpevoli si fossero avvalsi dell’opera di un minorenne.
Le stesse aggravanti fanno lievitare la pena dell’incendio (pena base da tre a sette anni). In tal caso la pena – dal massimo di sette anni – potrebbe superare la pena dei dodici anni di carcere. Alle aggravanti suindicate potrebbe aggiungersi l’aggravante di cui all’articolo 61 n. 1 codice penale  per avere agito per motivi abbietti.
Voler far apparire una manifestazione di protesta pacifica un fatto violento e eversivo, può essere considerato “motivo abbietto” e ciò implica un aumento di pena fino a un terzo.
Peraltro, almeno in base alle notizie pubblicate dai giornali, tale aggravante non sarebbe stata contestata ai “black bloc”. Se alla violenza e alla minaccia si aggiungesse la volontà di uccidere o di ferire, il fatto diverrebbe più grave. In tal caso, si avrebbero i delitti di lesione volontaria, di omicidio tentato, di omicidio consumato.
Le pene previste per questi delitti sono: 

  • da tre mesi a tre anni di reclusione, per la lesione volontaria; 
  • se la lesione è grave e cioè ha provocato una malattia che è durata oltre quaranta giorni, la pena sale da tre a sette anni di reclusione;
  • se della lesione deriva una malattia certamente o probabilmente inguaribile o la perdita di un senso o di un arto, la lesione è gravissima, la pena base è da sei a dodici anni e si applicano tutte le circostanze aggravanti già ricordate;
  • se vi fosse anche la volontà di uccidere, il fatto sarebbe omicidio tentato punito – nel minimo - con dodici anni di reclusione.
La pena per l’omicidio doloso consumato non è inferiore ad anni ventuno e se vi sono aggravanti la pena è dell’ergastolo, particolarmente nel caso sia stato assassinato volontariamente un ufficiale o agente di pubblica sicurezza.
Per la sola detenzione di armi è previsto l’arresto da tre a dodici mesi e per il porto d’armi fuori dalla propria abitazione è previsto l’arresto da tre a diciotto mesi.
Per ora – secondo le notizie riportate dai giornali – la Procura della Repubblica di Roma ha contestato ai “black bloc” soltanto i delitti di danneggiamento e di resistenza pluriaggravati. Se però i “black bloc” avessero commesso gli stessi delitti anche in Val di Susa, al fine di trasformare in fatto violento la protesta pacifica contro la costruzione della ferrovia Torino-Lione, il fatto avrebbe potuto divenire associazione per delinquere, delitto più grave e punito ex articolo 416 codice penale.
La differenza tra danneggiamento e resistenza da un lato e associazione per delinquere dall’altro sta in ciò: i primi due delitti sono episodi istantanei e occasionali: l’associazione per delinquere importa lo scopo di commettere più delitti, ossia una serie indefinita di delitti.
Orbene: se ai gravissimi fatti di Roma se ne fossero aggiunti altri in Val di Susa, si potrebbe sostenere che i “black bloc” non hanno soltanto commesso isolati episodi di violenza, ma hanno programmato una serie per così dire aperta di delitti.
In tal caso, per il solo fatto di avere dato vita all’associazione per delinquere la pena è da uno a cinque anni, i capi dell’associazione sono puniti da tre a sette anni. Se il fatto avvenuto a Roma venisse considerato devastazione ( e non soltanto danneggiamento) la pena salirebbe – nel massimo – a quindici anni di carcere.
Con le già ricordate aggravanti, la pena potrebbe superare i venticinque anni, non i trenta per il limite posto dall’articolo 66 del codice penale. 
Data la gravità dei fatti accaduti è probabile che venga sancita una misura cautelare obbligatoria nel minimo, da applicarsi sempre per un certo periodo di tempo, eccettuato il caso che il P.M. chieda il proscioglimento dell’imputato.
In tale ipotesi, potrebbe escludersi la meno grave misura degli arresti domiciliari prevista all’articolo 284 del codice di procedura penale.
È pure stato proposta l’incriminazione del fatto di partecipare a cortei e a manifestazioni pacifiche travisati o con armi improprie come bastoni. Viceversa è una misura civile di garanzia contro i danni quella di far garantire a chi organizza manifestazioni e cortei pacifici che risarcirà i danni patrimoniali che eventualmente i “black bloc” causassero.
Ciò non riguarda la pena e nemmeno la diminuirebbe.
In conclusione, si deve ripetere con Dante: “le leggi son, ma chi pon mano ad esse?” (Divina Commedia, Purgatorio, XVI, v. 97).
Le pene sono previste, anche se qualche ulteriore ritocco – per esempio per il fatto di chi partecipa a un corteo pacifico a volto coperto – è ipotizzabile.
Una riforma più incisiva sarebbe quella che sancisse che soltanto il Tribunale del riesame – con il voto unanime dei tre giudici che lo compongono – può rifiutare la convalida del fermo o concedere il beneficio degli arresti domiciliari.
In tal caso, il fermo da parte delle forze dell’ordine avrebbe un’efficacia deterrente molto maggiore. In sostanza, le più efficaci reazioni alla nuova forma di guerriglia urbana possono profilarsi sul terreno della procedura penale.

Prof. Avv. Ubaldo Balestrino
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