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Le nuove disposizioni della manovra in tema di giustizia

del 28/09/2011

Le nuove disposizioni della manovra in tema di giustizia

Le fonti
Le nuove disposizioni della manovra finanziaria (decreto legge n. 98 del 6 luglio 2011) hanno previsto alcune novità anche in tema di giustizia; il tutto a partire dall’articolo 37 rubricato come “ Disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria“, per proseguire con gli articoli 38 e 39, rubricati rispettivamente come “Disposizioni in materia di contenzioso previdenziale e assistenziale” e “Disposizioni in materia di riordino della giustizia tributaria”.

L’obiettivo
La nuova normativa è stata pensata nell’ottica di un necessario (e più volte già tentato con esiti non proprio confortanti) deflazionamento dei carichi giudiziari, anche attraverso un aumento del contributo unificato per i procedimenti che già lo prevedevano e con la comparsa del contributo anche per i procedimenti un tempo esenti dallo stesso, quali le controversie in materia di lavoro (se la parte ricorrente ha un reddito Irpef superiore a euro 31.884,48 come previsto dalla legge di conversione n. 111 del 2011), le separazioni consensuali e giudiziali e i divorzi.

La previdenza
Importante è poi quanto innovato in materia di controversie previdenziali nelle quali sia parte l’INPS, pendenti nel primo grado di giudizio alla data del 31 dicembre 2010, per le quali, a tale data, non sia intervenuta sentenza e il cui valore non superi complessivamente il valore di euro 500.
Ebbene, premesse tutte le condizioni di cui sopra, la manovra prevede che tali procedimenti si estinguano di diritto, con riconoscimento della pretesa economica a favore del ricorrente.
Infine, vengono introdotte alcune sanzioni per obblighi formali, quali l’indicazione di PEC (Posta Elettronica Certificata) e numero di fax per il legale e codice fiscale per la parte.

Il riordino della “geografia giudiziaria”
Vi è inoltre da segnalare che il ministero ha accelerato sulla nuova geografia giudiziaria, ossia sulla necessità di un riassetto territoriale e conseguente riorganizzazione degli uffici giudiziari.
Inutile dirlo, le critiche al progetto hanno da subito sortito varie levate di scudi; le perplessità politiche si sprecano, così come le dichiarazioni di contrarietà promanate dall’avvocatura e dalla magistratura, con argomenti il più delle volte condivisibili, soprattutto da un punto di vista squisitamente pratico.
La questione nodale appare essere quella afferente le cosiddette “Sezioni distaccate”.
Giova ricordare che nel 1998, nell’ambito della riforma che ha condotto all’istituzione del Giudice unico, erano state anche previste le sezioni distaccate dei Tribunali con ambito territoriale in gran parte coincidente con quello delle vecchie preture. Vennero allora fissati anche i criteri di ripartizione delle competenze con la sede centrale. Oggi è prevista la riduzione o l’accorpamento del 50% delle 220 sezioni esistenti.
Ad essere interessati dall’intervento, sotto forma di soppressione o di accorpamento ad uffici già esistenti, sono circa 650 sedi giudiziarie, tra sezioni staccate dei Tribunali (il 50% di quelle esistenti), piccole procure (34,8%) oppure sedi non circondariali del Giudice di Pace (72%).
Dalla revisione della geografia giudiziaria il ministero della giustizia punta a risparmiare, secondo una stima prudenziale, almeno 60 milioni di euro con riferimento alle spese di gestione e funzionamento delle strutture.
Il solo accorpamento degli uffici di procura permetterebbe di risparmiare il 10% del contributo dovuto ai Comuni.
La delega contenuta nella manovra affida un anno di tempo al ministero della giustizia per procedere alla revisione delle circoscrizioni giudiziarie.
Nei due anni successivi potranno comunque essere approvate correzioni e modifiche all’assetto raggiunto; sui decreti andrà inoltre acquisito il parere del Csm.

Riflessioni conclusive
A conclusione, rimangono sempre i dubbi e le perplessità di fondo sulla reale efficacia deflattiva e di risparmio di continui interventi disarticolati e “a macchia di leopardo” che, a modesto avviso di chi scrive, ammesso e non concesso che si traducano (in tempi non biblici) in fatti concreti, andrebbero sostituiti da una vera e propria riforma globale e strutturata della giustizia, preventivamente e approfonditamente studiata di concerto con tutti gli operatori del diritto.
In caso contrario, difficilmente avremo risultati concreti ma solo pannicelli caldi e la soluzione dell’emergenza giustizia rimarrà solo slogan di propaganda elettorale.

Avv. Luca Amati
Studio Legale Amati, Biavaschi e Associati

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COMMENTI

Dario S.

05/05/2016 23:51:54

Concordo pienamente con l'analisi dell'Avvocato.

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