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Gestire la continuità aziendale

del 12/09/2011

Gestire la continuità aziendale

Le fasi del "passaggio del testimone", problematiche e opportunità

Uno degli snodi cruciali della vita di un’azienda, indipendentemente dal fatto che essa sia nella forma dell'impresa individuale o della società di persone o di capitali, è rappresentato dal momento del “passaggio del testimone”. La “successione” dell’imprenditore e la sua tempestiva pianificazione sono due momenti cruciali della vita dell’azienda, dai quali può dipendere la sua continuità o, in casi limite, la sua estinzione. Il problema coinvolge almeno tre ordini di tematiche:

  1. l’individuazione e la formazione dell’erede che sembra più propenso a proseguire l’attività (e, in caso di più eredi, la ripartizione tra essi dei vari “ruoli” nell’impresa: ad esempio commerciale, tecnico, amministrativo e così via);
  2. la valutazione del momento e dell’opportunità di anticipare l’evento ponendo in atto strategie di trasmissione dell’azienda mentre l’imprenditore è ancore in vita e saldamente al comando dell’impresa;
  3. la valutazione dello scenario che si potrebbe prospettare in futuro se non si è provveduto a pianificare il passaggio generazionale.

Purtroppo la situazione prospettata al punto tre si presenta frequentemente nella realtà delle aziende italiane, sia perché quasi mai l’imprenditore che si trova in condizioni di salute e di efficienza è propenso anche solo a pensare di pianificare il momento in cui trasferirà la sua azienda ai suoi eredi, sia perché le concrete situazioni familiari spesso rendono difficile la pianificazione durante la vita dell’imprenditore. Tuttavia, questo rappresenta per le imprese un problema assai grave: in gioco ci può essere la loro stessa sopravvivenza. Al contrario, una corretta pianificazione può rappresentare un importante momento di sviluppo e di crescita dell’azienda, a seguito, tra l’altro, dell’immissione di nuove energie, portatrici di rinnovato entusiasmo e di visioni spesso più moderne ed attuali rispetto al mercato. Non sempre i discendenti dell’imprenditore hanno medesime capacità, aspirazioni, intuizioni. Qualcuno può essere all’altezza del comando ma viene ostacolato nella conduzione dell’impresa da quelli che non vi sono stati coinvolti e che, prima o poi, vogliono partecipare alla gestione pur senza averne le capacità. Altre volte, la comune conduzione dell’azienda – anche tra discendenti che siano abili imprenditori – sfocia in una costante litigiosità.

Per la soluzione di questa problematica (ancor più aggravata dal fatto che la quasi totalità delle nostre imprese è di matrice familiare) è possibile utilizzare vari strumenti presenti nel nostro ordinamento che vanno dalla successione alla cessione/donazione di aziende/partecipazioni ad altre più innovative e di recente introduzione quali, rispettivamente, l’istituto del trust e quello del patto di famiglia (articoli 768-bis e seguenti del codice civile). Posto ciò, per individuare la soluzione più adatta a garantire la continuità dell’impresa è necessario analizzare a fondo le diverse realtà imprenditoriali. Non bisogna, quindi, trascurare la dimensione psicologica dei rapporti della famiglia che esercita l'impresa, anche al fine di trovare le soluzioni giuridiche ideali per garantirne la continuità.

Una volta tanto, il legislatore civilistico e quello fiscale si sono coordinati al fine di compiere uno sforzo comune verso il raggiungimento dell’obiettivo prefissato, vale a dire quello di favorire la trasmissione generazionale delle imprese. Nel 2006 infatti, è stato introdotto l’istituto del patto di famiglia (articoli 768-bis e seguenti del codice civile), tramite il quale è possibile programmare la trasmissione della ricchezza familiare prevalentemente rappresentata dall’impresa. Il patto di famiglia rappresenta una deroga al generale divieto di disporre della propria successione, di cui all’articolo 458 del codice civile. Oggi, infatti, a seguito della riforma del 2006 è lecito l’accordo con il quale:

  1. l’imprenditore trasferisce l’azienda (se si tratta di un imprenditore individuale) o le sue partecipazioni societarie (se si tratta del socio di una società di persone o di una società di capitali) a uno o più dei suoi “discendenti”, ad esempio, i suoi figli o i suoi nipoti;
  2. gli altri stretti familiari non continuatori dell’impresa di famiglia vengono liquidati da parte dei discendenti dell’imprenditore che hanno conseguito l’attribuzione dell’azienda; pertanto, essa è caratterizzata dalla ricerca del trattamento meno sperequativo possibile tra il familiare destinatario dell’azienda e gli altri suoi parenti.

Per questo motivo è previsto che al patto partecipino tutti coloro che sarebbero qualificabili come “legittimari” del disponente al momento della sottoscrizione del contratto, e cioè di coloro ai quali spetta obbligatoriamente una quota del patrimonio del de cuius, vale a dire il coniuge dell’imprenditore e tutti i suoi figli. Per quanto riguarda invece il legislatore fiscale, nel 2006 è stato aggiunto il comma 4-ter all’articolo 3 del Testo Unico dell’imposta di successione e donazione (decreto legislativo 346/1990), che prevede che i trasferimenti ai discendenti o al coniuge, effettuati per successione o donazione (e quindi anche per patto di famiglia) riguardanti aziende o rami d’aziende o quote sociali o azioni, non paghino l’imposta di successione e donazione. Tale agevolazione però, viene concessa sulla base delle seguenti condizioni:

  • a) se il trasferimento riguarda partecipazioni in società di capitali (e non di persone), i beneficiari devono acquisire il controllo della società e tale situazione deve perdurare per almeno cinque anni dal trasferimento;
  • b) se il trasferimento riguarda un’azienda, i beneficiari devono proseguire l’esercizio dell’attività d’impresa per un periodo non inferiore a cinque anni dal trasferimento della stessa.

Il mancato rispetto di tale condizione di prosecuzione (del controllo o dell’attività d’impresa), determina il decadimento dal beneficio e il conseguente assoggettamento a tassazione ordinaria dell’operazione di trasferimento con l’aggravio delle sanzioni nella misura del 30% dell’imposta dovuta. Va detto, peraltro, che se l’agevolazione fin qui descritta non è applicabile, il costo della successione o della donazione dell’azienda o delle partecipazioni non è eccessivo se il trasferimento avviene nella cerchia dei familiari più stretti. Infatti, l’imposta di successione o donazione è al 4% se il trasferimento è a favore del coniuge oppure di figli e nipoti, e si applica sul valore imponibile che eccede la soglia di 1 milione di euro per ogni beneficiario. Anche sotto il profilo della base imponibile le notizie sono buone, in quanto essa si calcola, di regola, prendendo a riferimento il valore del patrimonio netto contabile aziendale.

Il tentativo del legislatore di disciplinare e di agevolare il passaggio generazionale d’impresa tramite l’introduzione del patto di famiglia, è sicuramente encomiabile e rappresenta un fatto positivo. Non si può però nascondere una certa delusione che emerge dalla lettura del testo legislativo che risulta poco lineare e approssimato, al punto che tale incertezza rischia di pregiudicare gli obiettivi alla base dell’intervento. La normativa sui patti di famiglia infatti, presenta aspetti di criticità e problematiche tali che ne mettono a repentaglio un’effettiva applicazione pratica.

Avviandomi alla conclusione, mi pare giusto soffermarmi su due istituti che possono essere molto utili per una corretta pianificazione del passaggio generazionale delle imprese: la scissione e il trust.
A titolo di esempio, di seguito, si espongono dei casi pratici di passaggio generazionale effettuati tramite questi due istituti:

  • genitore titolare d’azienda organizzata in forma societaria;
  • patrimonio dell’azienda scomponibile in componente operativa e componente immobiliare;
  • presenza di più eredi, di cui solo uno/una continua l’attività paterna;

Possibili soluzioni: Scissione; Trust.

SCISSIONE
Gli obbiettivi sono:

  • passaggio generazionale esclusivamente per quanto riguarda l’azienda operativa;
  • mantenimento in capo al genitore del patrimonio immobiliare.

Con la scissione è possibile scomporre il patrimonio della scissa nelle sue componenti principali: il ramo operativo e quello immobiliare. Il ramo operativo verrà attribuito ad una newco precedentemente costituita dall’erede che si occuperà di continuare l’attività paterna, mentre il ramo immobiliare rimarrà nella scissa che percepirà i canoni derivanti dalla locazione degli immobili alla newco. Dal punto di vista fiscale l’operazione è neutrale ai sensi dell’articolo 173 del Testo Unico delle Imposte sui Redditi.

TRUST
Gli obbiettivi sono:

  • scelta dell’erede che proseguirà l’attività dell’azienda di famiglia;
  • tutela dell’integrità del patrimonio aziendale nei confronti di soggetti terzi o componenti indesiderati della famiglia;
  • mantenimento del controllo da parte del fondatore fino alla sua morte;
  • continuità nella politica di gestione dell’azienda.

Tramite il trust è possibile dare una risposta a tutte le esigenze dell’imprenditore sopra elencate, grazie alla sua capacità di dare unità alla titolarità delle partecipazioni, di regolamentare le modalità di gestione e dell’esercizio dei diritti inerenti le partecipazioni sociali ed, infine, di separare le partecipazioni sottoposte al trust con conseguente indifferenza rispetto alle vicende dei singoli soggetti. La struttura potrebbe essere la seguente: il disponente è l’imprenditore, il trustee è l’imprenditore stesso o un discendente o un manager estraneo alla famiglia, i beni sono la proprietà dell’impresa o la gestione della proprietà, lo scopo è il passaggio generazionale, i beneficiari delle rendite sono l’imprenditore stesso e i suoi familiari, i beneficiari finali i suoi eredi, è opportuno prevedere la presenza di un guardiano.

Posta l’importanza cruciale del passaggio generazionale, già esposta nei precedenti paragrafi, in un contesto di impresa familiare quale quello italiano, la famiglia e le sue dinamiche psico-sociologiche sono il vero fulcro di tutto il tema del passaggio del testimone e della buona riuscita dello stesso. Il soggetto principale in tutto questo continua ad essere il genitore imprenditore (e i professionisti che lo affiancano) al quale vanno ricondotte le maggiori responsabilità in termini di risultato.

Dott. Fabrizio Ferrari
Studio Ferrari

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