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Responsabilità del notaio e testamento invalido

del 27/01/2011

Responsabilità del notaio e testamento invalido

La redazione dell’atto da parte del notaio costituisce una sorta di opus perfectum – almeno per quanto concerne la verità delle attestazioni compiute e la rigorosa osservanza delle regole di forma prescritte dalla legge – di guisa che la stipulazione di un atto invalido oltre che sanzionata sul piano disciplinare dal disposto dell’art. 28 L. 89/1913, comporterà l’obbligo di risarcire il danno alle parti.
Al cliente danneggiato dall’invalidità dell’atto sarà pertanto richiesto di provare il danno patito e la violazione delle regole predette ad opera del professionista, dovendosi ritenere ogni valutazione in ordine alla diligenza spiegata da quest’ultimo in sostanza superflua: non è infatti ipotizzabile che le difficoltà in ordine all’interpretazione di questa o di quella previsione possano essere tali da giustificare l’errore compiuto dal notaio.
Un discorso differente vale per quanto concerne l’attività di consiglio prestata dal professionista, poiché i danni che eventualmente siano arrecati al cliente andranno risarciti solamente quando si provi la negligenza o l’imprudenza con la quale la consulenza è stata prestata.
La giurisprudenza riconduce nell’ambito aquiliano la responsabilità per i danni arrecati a terzi non intervenuti alla redazione dell’atto. Si tratta delle ipotesi nelle quali il notaio abbia arrecato un danno al traente per l’illegittima levata del protesto, o al terzo acquirente che aveva a sua volta acquistato con titolo invalido o ancora all’erede o al legatario ai quali l’invalidità del testamento pubblico ricevuto impedisce di acquistare il beneficio attribuito loro dal de cuius.
L’inefficacia del negozio testamentario, provocata dalla negligente esecuzione della prestazione da parte del notaio al quale il testatore si era affidato, elide ogni ulteriore possibilità per quest’ultimo di dare attuazione alla propria volontà di beneficiare questa o quella persona. Invero, la mancata predisposizione di una scheda testamentaria o la predisposizione viziata, costituisce inadempimento di un contratto d’opera intellettuale, conclusosi tra il cliente e il professionista. Occorre chiedersi se un danno patrimoniale possa essere configurato: la risposta non può che essere negativa. Al più l’inadempimento del contratto, una volta che sia stato risolto con i vari procedimenti previsti agli artt. 1453 ss c.c., potrà dar luogo alle dovute restituzioni, consentendo la ripetizione della parcella e delle spese versate per la predisposizione della scheda. Un danno patito dal de cuius, trasmesso jure hereditario al successore, non potrebbe allora che assumere carattere non patrimoniale: non è di ostacolo al risarcimento la natura contrattuale del danno medesimo, imposto dall’interpretazione costituzionalmente orientata dell’art. 2059 c.c.

Nadia Rolandi - Associate
La Scala Studio Legale e Tributario

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