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Assegno di divorzio sospeso a chi rifiuta un lavoro

del 22/11/2017

Assegno di divorzio sospeso a chi rifiuta un lavoro

Dopo una recente sentenza della Corte di Cassazione, torna di attualità il tema dell’assegno di divorzio, che potrà essere sospeso a chi non accetta di lavorare. Scopriamo i dettagli della sentenza.

Assegno di divorzio e rifiuto del lavoro: il caso

La Corte di Cassazione è stata chiamata a giudicare il caso di un uomo che contestava l’assegno di divorzio dovuto alla ex moglie, in quanto a suo parere la donna non era attivamente impegnata nella ricerca di un lavoro, nonostante le possibilità di accettare un’occasione lavorativa. In particolare l’uomo chiedeva che l’assegno divorzile fosse ridotto, richiesta rifiutata invece nei precedenti gradi di giudizio.

La donna è inoltre madre di due figli per i quali l’ex marito versa un assegno di mantenimento, ormai grandi e quindi non bisognosi della presenza costante della donna.

Assegno di divorzio: sì alla riduzione se manca volontà di lavorare

La Corte di Cassazione, con la sentenza n° 25697/2017 ha dato ragione all’uomo, ritenendo quindi che l’assegno di divorzio potesse essere ridotto. In particolare la Corte ha preso in considerazione il comportamento dell’ex coniuge, che nel caso specifico non ha messo in atto tutte le azioni possibili per la ricerca di un lavoro e di conseguenza per poter mantenersi autonomamente dall’ex marito.

La Corte ha ribadito che la decisione di riconoscere un sostegno dopo il divorzio deve basarsi sulla considerazione del caso concreto e prendere quindi in esame l’effettiva capacità della persona e le sue concrete possibilità lavorative.

Nel caso specifico significativa è stata anche la considerazione dell’età dei figli, pari a 19 e 17 anni, le cui cure non costituiscono quindi un ostacolo allo svolgimento di un lavoro.

La Cassazione ha stabilito che di conseguenza la richiesta del marito è ammissibile, rinviando ai giudici ordinari la decisione in merito.

Il giudice potrà quindi decidere di ridurre l’assegno rispetto a quanto versato dall’uomo fino ad oggi, ma potrebbe anche decidere per la sospensione totale dell’assegno stesso, che ricordiamo riguarda solo l’ex coniuge ma non i figli, per i quali è garantito l’assegno di mantenimento.

La sentenza della Cassazione potrebbe quindi rappresentare un precedente per situazioni simili.

Precisiamo infine che le concrete possibilità lavorative dovranno essere dimostrate concretamente, così avvenuto nel caso specifico da parte dell’ex marito, in grado di provare il rifiuto della donna a svolgere un’attività lavorativa.

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