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Diffamazione e liti tra familiari

del 25/04/2017

Diffamazione e liti tra familiari

Affrontiamo il caso del reato di diffamazione in riferimento al caso specifico dei rapporti familiari, anche alla luce di quanto emerso da una recente sentenza in merito.

Diffamazione: è reato anche tra familiari

Diffamare una persona, secondo il codice penale in vigore, significa offendere la reputazione di un terzo, comunicando con una o più persone, sia tramite voce sia con altri mezzi, stampa inclusa. Diffamare differisce dall’ingiuria, la quale presuppone la presenza della persona oggetto di offese, e pertanto è da intendersi tale in assenza della persona offesa.

Secondo quanto detto in precedenza, il reato può configurarsi a prescindere dai rapporti che intercorrono tra la persona oggetto dell’offesa e tra chi diffama, per questo non sono rare denunce anche tra familiari.

Diffamazione tra familiari: il caso di suocera e nuora

Di recente la Corte di Cassazione è stata chiamata a giudicare un caso di diffamazione in merito alle offese pronunciate dalla suocera nei confronti della nuora, in assenza di questa e in presenza dei nipoti. Secondo la Corte, la nonna avrebbe offeso il decoro e l’onore della mamma dei propri nipoti, pronunciando frasi diffamatorie e chiamando la donna con epiteti offensivi, alla presenza dei due bambini e, in alcuni casi, di altri adulti.

Nel caso specifico la Cassazione è stata chiamata a valutare la presenza del reato per quanto riguarda i due minori, che la nonna avrebbe giudicato non in grado di comprende le offese rivolte alla madre. La Cassazione ha però deciso di rigettare la posizione della donna, affermando che nonostante la tenera età (quattro e due anni), i due bambini fossero in grado di comprendere che le parole rivolte alla propria madre fossero offensive e che i minori avrebbero inoltre potuto diffonderle, trattandosi in particolare di termini di uso molto comune, nonostante la volgarità del caso.

Facendo riferimento in particolare all’età, la Corte di Cassazione ha stabilito che i bambini sarebbero stati in grado di comprende quanto affermato dalla nonna, e che l’età stessa non è motivo di non considerazione delle capacità di comprendere di una persona. In tal senso si tenga presente che, come precisato dalla stessa Corte, non esistono limiti di età per effettuare una testimonianza e che quindi anche un bambino piccolo è considerato capace di intendere.

Nel caso specifico la suocera è stata condannata per le offese alla nuora, anche perché i minori erano stati turbati dallo stato di tensione nella quale le offese erano state pronunciate.

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