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Spiare il partner su Facebook è reato

del 08/03/2017

Spiare il partner su Facebook è reato

Social media, telefono ed e-mail sono solo alcuni dei mezzi a disposizione per comunicare. Cosa accade però quando una persona decide di accedere all’account Facebook del partner per scoprirne eventuali segreti? Scopriamolo.

Accedere a Facebook per spiare il partner

Precisiamo innanzitutto che in questa sede non facciamo riferimento alle informazioni diffuse da una persona, che diventano quindi di pubblico dominio, ma a quelle eventualmente nascoste o accessibili solo al proprietario del profilo Facebook. In questo caso l’accesso all’area riservata, è possibile? Nonostante alcune persone possano essere mosse da semplice curiosità, è bene tenere sempre presente che l’accesso a un profilo Facebook senza l’autorizzazione del proprietario costituisce sempre un reato. Il fenomeno non sembra essere marginale: la polizia postale riferisce che questo tipo di accusa verso partner o ex partner non è raro nelle denunce ricevute.

Il reato e le pene possibili

Nonostante si faccia riferimento a Facebook, precisiamo che costituisce un reato qualsiasi intrusione in un sistema informatico protetto da password, senza il permesso del titolare dell’account o del dispositivo informativo oggetto dell’attenzione del partner. Anche gli spazi cosiddetti virtuali infatti possono essere paragonati a ciò che in giurisprudenza viene definito “area pertinente al soggetto” cioè gli spazi privati di una persona. Nella definizione di spazio privato rientrano quindi non solo i social media, ma anche altri tipi di strumenti di comunicazione, come le e-mail. Il caso specifico della posta elettronica era stato sollevato per il caso di una persona che aveva deciso di controllare le e-mail del partner per dimostrarne il tradimento: anche in questo caso, apparentemente giustificato da un fine, l’accesso costituisce un reato che come tale può essere punito anche con la reclusione fino a tre anni, a seconda della gravità del caso.

Precisiamo infine che controllare e-mail, social network, telefoni o altri dispositivi non costituisce un reato solo verso terzi o verso il partner, ma è un rato anche nei confronti della moglie o del marito: il vincolo del matrimonio non costituisce una motivazione valida per violare il diritto alla riservatezza alla quale tutele persone sono soggette.

Ricordiamo in conclusione che in caso di accesso indesiderato da parte di terze persone, legate o meno da un rapporto affettivo, è possibile sporgere denuncia presso la polizia postale, presente anche online al sito www.commissariatodips.it. 

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