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Risparmiatori salvi se la banca non firma

del 27/04/2016

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Risparmiatori salvi se la banca non firma

L’assenza della firma della banca nel contratto quadro salva il risparmiatore che ha effettuato investimenti errati. Con due recentissime sentenze, la n. 5919 del 24.03.2014 e la n.7068 del 11.04.2016, la Cassazione ha riconosciuto la nullità dell’operazione di investimento per difetto del contratto quadro di cui all’art. 23 Tuf.

In particolare, nei casi in questione il contratto quadro recava unicamente la firma del cliente e non quella della banca e a fronte della richiesta dell’investitore di dichiarazione di nullità dell’ordine per assenza di sottoscrizione del contratto quadro la Corte ha stabilito la violazione dell’art. 23 Tuf con conseguente nullità del contratto di negoziazione.

La nullità del contratto quadro incide sulla validità dell’ordine di acquisto dovendosi peraltro escludere ogni forma di convalida del contratto nullo.

A fronte delle difese della banca di considerare i documenti esecutivi del contratto (es. estratti conto, ordini di acquisto) come manifestazioni di volontà equivalenti alla firma, la stessa Corte li ha ritenuti insufficienti a dar luogo alla stipulazione di un contratto la cui forma scritta è richiesta a pena di nullità, così come sono state ritenute del tutto irrilevanti le dichiarazioni di avvenuta consegna di copia del contratto formale all’investitore.

Sulla stessa scia delle sentenze della Cassazione, recentemente la Corte d’Appello di Bologna con provvedimento n.498/2016 del 23.03.2016 ha poi riconosciuto la nullità contrattuale anche nell’ipotesi di sottoscrizioni della banca apposte sul contratto quadro “per convalida della firma”, essendo le stesse del tutto inidonee a soddisfare il requisito formale richiesto.

A fronte di ciò, i risparmiatori coinvolti nelle vicende del cosiddetto risparmio tradito – tra i tanti casi, ad esempio, quello Lehman, Banca Popolare di Vicenza, Veneto Banca, ecc… – potranno rivolgersi a un avvocato al fine di richiedere una valutazione del caso e, pertanto, se ve ne siano i presupposti, procedere preliminarmente in sede di mediazione con la banca e poi, in caso di esito negativo, agire in sede giudiziaria.

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