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Anatocismo: stop alla norma "salva banche"

Anatocismo: stop alla norma
La Corte Costituzionale con sentenza n. 78 del 5 aprile 2012 ha dichiarato l’illegittimità costituzionale della norma cosiddetta “salva banche” (articolo 2 comma 61 decreto legge n. 225/2010 cosiddetto decreto ”mille proroghe”, convertito dalla legge n.10/2011) con cui si forniva un’interpretazione autentica, assai favorevole alle banche, dell’articolo 2935 codice civile in materia di prescrizione, facendo decorrere la stessa prescrizione decennale non dalla chiusura del conto corrente ma dall’annotazione dei singoli versamenti effettuati dal cliente a copertura degli interessi passivi addebitati.
Con tale disposizione, che cancellava gli effetti della sentenza della Cassazione Sezioni Unite n. 24418/2010, per la quale il termine di prescrizione decennale per richiedere alla banca gli interessi anatocistici decorre dall’estinzione del conto ed interessa tutte le operazioni effettuate dall’apertura alla chiusura dello stesso conto corrente, il precedente Governo aveva deciso di colpire di fatto i correntisti che avevano in corso delle cause in materia di anatocismo nonché di tagliare fuori tutti coloro che intendevano promuovere un giudizio al fine di tutelare i propri diritti e così recuperare somme illegittimamente addebitate dagli istituti di credito.
La Consulta, chiamata a pronunciarsi sulla legittimità dell’articolo 2 comma 61 del decreto legge n. 225/2010, ha stabilito che “la norma censurata, con la sua efficacia retroattiva, lede in primo luogo il canone generale della ragionevolezza delle norme (articolo 3 Costituzione). Invero, essa è intervenuta sull’articolo 2935 codice civile in assenza di una situazione di oggettiva incertezza del dato normativo, perché, in materia di decorrenza del termine di prescrizione relativo alle operazioni bancarie regolate in conto corrente, a parte un indirizzo del tutto minoritario della giurisprudenza di merito, si era ormai formato un orientamento maggioritario in detta giurisprudenza, che aveva trovato riscontro in sede di legittimità ed aveva condotto ad individuare nella chiusura del rapporto contrattuale o nel pagamento solutorio il dies a quo per il decorso del suddetto termine”.
Secondo la Corte, dunque, l’efficacia retroattiva della deroga rendeva asimmetrico il rapporto di conto corrente in quanto, retrodatando il decorso del termine di prescrizione, finiva per ridurre senza ragionevolezza l’arco temporale disponibile per l’esercizio dei diritti nascenti dal rapporto stesso, pregiudicando quei correntisti che avevano già avviato delle cause.
A seguito di tale importante pronuncia, si riapre, pertanto, una nuova fase nel contenzioso tra banche e clienti in materia di anatocismo ossia di interessi sugli interessi illegittimamente addebitati sui conti correnti, consentendo, peraltro, anche a coloro che hanno o hanno avuto un rapporto di conto corrente (purchè non chiuso da più di 10 anni) che ha registrato scoperti e al quale sono stati illegittimamente addebitati interessi, di poter richiedere la restituzione di tali importi percepiti dagli istituti di credito.

Avv. Fabio Benatti

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