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Delibera condominiale: come farla sospendere

del 06/04/2016

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Delibera condominiale: come farla sospendere

L’articolo 1137 c.c. prescrive che: “le deliberazioni prese dall’assemblea a norma degli articoli precedenti sono obbligatorie per tutti i condomini. Contro le deliberazioni contrarie alla legge o al regolamento di condominio ogni condomino assente, dissenziente o astenuto può adire l’autorità giudiziaria chiedendone l’annullamento nel termine perentorio di trenta giorni, che decorre dalla data della deliberazione per i dissenzienti o astenuti e dalla data di comunicazione della deliberazione per gli assenti. L’azione di annullamento non sospende l’esecuzione della deliberazione, salvo che la sospensione sia ordinata dall’autorità giudiziaria…”.

Per poter ottenere la sospensiva della delibera impugnata occorre valutare, da un lato il danno che subirebbe il condomino per effetto dell'esecuzione della medesima delibera e, dall'altro, il danno che subirebbe il condominio in caso di sospensiva della stessa.

A seguito di talecomparazione, la sospensiva potrà essere concessa solo quando il pregiudizio lamentato da colui che ha impugnato la delibera risulti essere più grave di quello che subirebbe in caso di sospensione della delibera stessa.

È richiesta, quindi, la sussistenza di un danno ingiusto, di intensità tale da sopravanzare le opposte ragioni del condominio alla conservazione dell'efficacia della delibera.

Occorre ad ogni modo dimostrare la contemporanea esistenza sia della possibilità che il diritto vantato esista (fumus boni iuris) sia il pericolo attuale che quel diritto possa essere pregiudicato durante il tempo necessario per il giudizio (periculum in mora).

Si pone il problema della validità o meno della delibera che approva lavori su parti esclusive e se in tal caso vi siano i presupposti per la sospensione.

Il Tribunale di Venezia con ordinanza del 18.03.2014 ha sottolineato che i poteri dell'assemblea dei condomini possono essere esercitati solo sulle parti comuni, ma non anche sulle parti dell'immobile di esclusiva proprietà del singolo condominio. L'assemblea non può quindi decidere l'esecuzione di lavori su parti dell'edificio che sono di un singolo condomino senza il consenso di questi (o, in mancanza, senza l'intervento del giudice che ne attesti l'urgenza): la delibera con la quale, senza il consenso del proprietario esclusivo, viene approvata l'esecuzione dei lavori che incidono sulla proprietà esclusiva è nulla e può essere impugnata da chiunque ne abbia interesse, in ogni tempo.

Che cosa succede se la deliberazione viene sostituita dall’assemblea dei condomini dopo che è stata sospesa?

La Cassazione, chiamata a pronunciarsi sull'argomento, ha avuto modo di specificare che "in tema di impugnazione delle delibere condominiali, ai sensi dell'art. 2377 c.c. - dettato in tema di società di capitali ma, per identità di ratio, applicabile anche in materia di condominio - la sostituzione della delibera impugnata con altra adottata dall'assemblea in conformità della legge, facendo venir meno la specifica situazione di contrasto fra le parti, determina la cessazione della materia del contendere" (Cass. sent. 28 giugno 2004 n. 11961).

La sostituzione della deliberazione comporta quindi la cessazione della materia del contendere e le spese legali già sostenute dalle parti dovranno essere imputate ai sensi dell'art. 2377 c.c. che recita:“L'annullamento della deliberazione non può aver luogo, se la deliberazione impugnata è sostituita con altra presa in conformità della legge e dello statuto. In tal caso il giudice provvede sulle spese di lite, ponendole di norma a carico della società, e sul risarcimento dell'eventuale danno”.

Si tratta del cosiddetto principio della soccombenza virtuale. Ovvero le spese del processo vanno poste a carico della parte che, azionando una pretesa accertata come infondata o resistendo a una pretesa fondata, abbia dato causa al processo o alla sua protrazione e che debba qualificarsi tale in relazione all'esito finale della controversia (Cass. Civ. Sez. Un., sent. 09.07.2009 n. 16092). In definitiva: pagherà chi ha torto in linea teorica.

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