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Mantenimento anche con matrimonio breve

del 22/03/2016

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Mantenimento anche con matrimonio breve

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 2343 del 5/02/2016, in accoglimento del ricorso presentato da una donna che chiedeva il riconoscimento dell’assegno divorzile a carico dell’ex coniuge, ha stabilito che l’assegno di mantenimento va corrisposto anche se il matrimonio è stato di breve durata, in ragione del fatto che la sua durata incide solamente sulla misura dell’assegno e non sul riconoscimento dello stesso, poiché la finalità è quella di tutelare la parte economicamente più debole.

Nel caso in esame il Tribunale di primo grado rigettava la richiesta della moglie per via della brevissima durata del matrimonio terminato dopo soli tre mesi.

Anche la Corte d’Appello rigettava la richiesta della donna e confermava la decisione del Tribunale, affermando che il rapporto coniugale era stato particolarmente breve “per effetto dell’immediata constatazione dell’impossibilità di una unione duratura tale da giustificare aspettative e affidamento del coniuge che ha subito la separazione nelle sostanze dell’altro”.

La Suprema Corte di Cassazione, in accoglimento delle motivazioni avanzate dalla donna nel ricorso, ha invece constatato la mancata applicazione dei principi giurisprudenziali in materia di assegno divorzile, ribadendo anche di recente (Cassazione civile, sez. I, n. 11870 del 9/06/2015) che “l’accertamento del diritto all’assegno divorzile si articola in due fasi: nella prima il giudice verifica l’esistenza del diritto in astratto, in relazione all’inadeguatezza dei mezzi del coniuge richiedente, raffrontati a un tenore di vita analogo a quello avuto in costanza di matrimonio e che sarebbe presumibilmente proseguito in caso di continuazione dello stesso o quale poteva legittimamente e ragionevolmente configurarsi sulla base di aspettative maturate nel corso dei rapporto; nella seconda, il giudice procede alla determinazione in concreto dell’ammontare dell’assegno che va compiuta tenendo conto delle condizioni dei coniugi, delle ragioni della decisione e dei contributo personale ed economico dato da ciascuno alla conduzione familiare e alla formazione del patrimonio di ognuno e di quello comune, nonché deal reddito di entrambi, valutandosi tali elementi anche in rapporto alla durata del matrimonio”.

I Giudici di Piazza Cavour hanno ribadito, quindi, che la durata del matrimonio influisce sulla determinazione della misura dell’assegno di cui all’art. 5 della legge n. 898/70, ma non sul riconoscimento dell’assegno stesso, poiché esso ha la finalità di tutelare il coniuge economicamente più debole.

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