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Bail-in: la garanzia interna per le banche in crisi

del 19/02/2016

Bail-in: la garanzia interna per le banche in crisi

Il termine bail-in è utilizzato per indicare la modalità con la quale una banca in crisi, all'interno della zona euro, può essere salvata. Il termine viene utilizzato per indicare una garanzia interna ed è quindi contrario a "bail-out", che indica invece una garanzia esterna. Applicati al sistema bancario, questi due termini indicano in modo chiaro le possibilità per il futuro bancario europeo. Se fino al 31 dicembre 2015 infatti il salvataggio era consentito con l'ingresso di un'entità terza, a partire dal nuovo anno l'unica modalità di salvataggio dell'istituto di credito è quella interna. In sintesi il salvataggio potrà avvenire solo tramite operazioni che utilizzino strumenti interni alla banca, come ad esempio le azioni, utilizzabili per riassorbire le perdite generate dall'istituto. 

La garanzia di solidità finanziaria degli istituti bancari

L'eventuale applicazione del bail-in potrebbe avere conseguenze più o meno dirette sui risparmiatori che detengono rapporti con l'istituto bancario in questione. Per questo motivo sempre maggiore interesse destano le opinioni sulla solidità finanziaria degli istituti bancari, che permette di capire se la banca in questione si troverà a dover affrontare una crisi a breve termine. 

Precisiamo che anche in caso di crisi bancaria, le cifre depositate fino ad un massimo di 100.000 euro sono garantite dal fondo interbancario di tutela dei depositi. Tuttavia informarsi sullo stato di solidità di una banca è sempre consigliato. In questo senso l'indicatore da molti suggerito è il Cet1, sigla che indica il "Common equity tier 1". Questo parametro, calcolato con una percentuale, indica il rapporto tra il capitale della banca e l'esposizione al rischio. Maggiore è questo indice e minori saranno le probabilità che la banca si trovi in difficoltà, anche se il parametro non va mai inteso in senso assoluto. Per avere un termine di paragone, si tenga presente che la normativa europea prevede che questa percentuale sia almeno dell'8%, cifra superata dalla maggior parte degli istituti bancari italiani secondo gli ultimi dati disponibili.

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