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Infortunio sul lavoro: la responsabilità è del datore

del 17/02/2016

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Infortunio sul lavoro: la responsabilità è del datore

Il datore di lavoro è sempre responsabile dell’infortunio subito da un dipendente sul luogo di lavoro, sia quando l’azienda non adotti le idonee misure di protezione necessarie a evitare incidenti, sia quando non accerti e vigili che il lavoratore ne faccia effettivo uso. La responsabilità dell’azienda è tanto estesa da potersi dire che il lavoratore è tutelato dalla legge non solo in caso di incidenti derivanti dalla sua stessa disattenzione o imprudenza, ma anche da quelli avvenuti per colpa dei suoi colleghi, ossia degli altri lavoratori presenti sul posto.

È quanto chiarito dalla Cassazione con la sentenza n. 2209/16 depositata il 4 febbraio 2016. La Suprema Corte passa ad analizzare i principi che regolano l’onere della prova nella causa diretta a ottenere l’indennizzo. In particolare, il dipendente deve dimostrare: di aver subito, a causa dell’attività lavorativa, un danno alla salute; l’esistenza di tale danno; la nocività dell’ambiente di lavoro, la mancata presenza delle misure di sicurezza; che il danno sia dipeso proprio dalla nocività dell’ambiente di lavoro. Una volta che il lavoratore abbia provato le predette circostanze, spetta al datore di lavoro dimostrare di aver adottato tutte le cautele necessarie e gli adempimenti derivanti dal D.lgs n. 81del 9 aprile 2008 c.d. Testo Unico in Materia di Sicurezza e Lavoro.

Dalla lettura della sentenza emerge che risulta quasi impossibile per il datore di lavoro “liberarsi” dalla responsabilità per l’infortunio occorso al lavoratore addebitandolo a caso fortuito. Ricordiamo che l’infortunio del lavoratore rientra nel cosiddetto caso fortuito nella fattispecie in cui l’avvenimento risulti totalmente imprevisto e imprevedibile che si inserisce d’improvviso nell’azione del datore di lavoro e che non può in alcun modo, nemmeno a titolo di colpa, farsi risalire all’attività psichica di quest’ultimo.

Dalla lettura della sentenza emerge che il lavoratore si è infortunato mentre procedeva alla manutenzione di un macchinario presente all’interno dell’azienda; a metà della manutenzione, i due colleghi che attendevano la conclusione dell’intervento, hanno sganciato parte dell’ancoraggio che chiudeva il macchinario, assumendo quindi una condotta imprudente e pericolosa, poiché non hanno nemmeno astrattamente preso in considerazione le eventuali ipotesi che la loro condotta poteva causare, nel caso specifico la perdita del quinto dito della mano sinistra del manutentore. Fino a ora potremmo tranquillamente affermare che la colpa da attribuire per l’infortunio sia ai colleghi dell’infortunato, ma dalla sentenza emerge che dopo che il lavoratore ha dimostrato che ha subito un danno alla salute causato alla pericolosità e alla nocività sul luogo di lavoro è compito del datore di lavoro dimostrare di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno, e in questo caso la Suprema Corte afferma che il datore di lavoro è responsabile dell’infortunio occorso al lavoratore, sia quando ometta di adottare le idonee misure protettive sia, come nel caso mostrato, non accerti e vigili che queste misure vengano usate dai suoi dipendenti. 

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