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Il whistleblowing in Italia: guida al termine

del 04/02/2016

Il whistleblowing in Italia: guida al termine

Whistleblowing è un termine inglese che significa letteralmente "soffiare nel fischietto". Cosa si intende però nell'uso comune di questo termine e perché se ne sente parlare sempre più spesso anche in Italia?

Cosa si intende per whistleblowing

Il termine whistleblowing è utilizzato nei paesi anglofoni per definire una pratica di rivelazione di un aspetto nascosto o potenzialmente pericoloso all'interno di un'azienda o un'organizzazione. Il whistleblower è colui che rende nota la notizia potenzialmente dannosa per l'azienda stessa o per qualsiasi soggetto, compresi quindi tutti coloro che in qualche modo detengono un interesse all'interno dell'azienda stessa, clienti inclusi. Per semplificare la comprensione del termine potremmo definirlo come "anti-omertà" anche se nel linguaggio comune si utilizza di solito per i whistleblower il termine “talpa”, caratterizzato però nella nostra lingua da una connotazione fortemente negativa.

Il fatto che in italiano si usi ancora il termine senza traduzione, indica chiaramente come questa pratica non sia presente da tempo in Italia, dove ad oggi non esiste una legge che regoli questa possibilità, nonostante alcune proposte in tal senso siano già in discussione.  

La legge sul whistleblowing in Italia

La pratica del whistleblowing in Italia non è diffusa come in altri paese, probabilmente anche a causa della mancanza di una normativa che regoli, e in alcuni casi tuteli, chi rende noti aspetti sconosciuti delle organizzazioni e delle aziende pubbliche o private. È di pochi giorni fa la notizia che una bozza di legge è stata approvata alla Camera dei Deputati. Vediamone quindi gli aspetti principali.

Nonostante la legge non sia ancora stata discussa al Senato, fondamentale è la legittimazione che l'attività di whistleblowing ha ricevuto. Il punto principale della bozza di legge prevede che il whistleblower non possa essere in alcun modo punito dall'organizzazione o dell'azienda alla quale appartiene, nemmeno tramite punizioni non esplicite ma conseguenti alla rivelazione. Nel caso in cui invece la punizione avvenga, essa potrà essere sanzionata con una multa fino a 30.000 euro.

Tuttavia ancora molti dubbi rimangono sull'effettiva possibilità di tutela di chi denuncia, in quanto soprattutto in presenza di procedimenti penali, sarebbe difficile tener nascosta la sua identità e evitare quindi ritorsioni. Al momento non sono ancora state previste misure precise per la protezione degli interessati, che potrebbero invece essere inserite nella versione definitiva della legge dopo la discussione in Senato.

Attendiamo quindi la versione definitiva della legge per conoscere quali effettive possibilità saranno previste per il whistleblowing in Italia.

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