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I Co.co.co tornano con maggiori tutele

del 12/11/2015

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Con il disegno di legge collegato alla legge di Stabilità 2016 i rapporti di collaborazione coordinata e continuativa ritrovano alcune tutele previste a favore del lavoro autonomo, che il decreto legislativo n. 81 del 2015 di riordino dei contratti del lavoro, attuativo del Jobs Act come noto, aveva fatto venir meno. Le nuove misure si applicano, però, non alla sola collaborazione coordinata e continua, bensì a tutti i rapporti di lavoro autonomo.

L’art. 2 del D.Lgs. n. 81/2015 ha infatti previsto che “A far data dal 1° gennaio 2016, si applica la disciplina del rapporto di lavoro subordinato anche ai rapporti di collaborazione che si concretano in prestazioni di lavoro esclusivamente personali, continuative e le cui modalità di esecuzione sono organizzate dal committente anche con riferimento ai tempi e al luogo di lavoro”.

Un primo intervento è inteso a meglio definire il contenuto della collaborazione coordinata e continuativa mediante l’aggiunta, all’articolo 409 del codice di procedura civile di un periodo con il quale si riconduce la coordinazione al rispetto delle modalità di coordinamento stabilite di comune accordo dalle parti, ferma restando l’autonoma organizzazione del collaboratore della propria attività lavorativa.

In tal modo saranno con ogni probabilità e parti dovranno definire, le modalità con cui il collaboratore si interfaccia con il committente ed è nell’ambito di queste, predefinite, modalità che il collaboratore deve organizzarsi. Tutto ciò richiede, necessariamente, la forma scritta anche se fosse ai soli fini della prova.

La forma scritta torna ad essere più che un elemento particolarmente rilevante. Il disegno di legge in esame considera infatti un “abuso” il rifiuto del committente di stipulare in forma scritta gli elementi essenziali del contratto ed è per definizione nulla qualsiasi clausola o patto attraverso il quale si realizzi l’abuso, con diritto al risarcimento degli eventuali danni patiti dal lavoro autonomo.

Sempre in tema di abuso, come definito dal legislatore, vengono considerate tali anche le clausole che realizzino un eccessivo squilibrio contrattuale a favore del committente, quali ad esempio la facoltà del committente di modificare unilateralmente le condizioni del contratto o la l’attribuzione al committente la facoltà di recedere dal contratto senza congruo preavviso ovvero anche la pattuizione di termini di pagamento superiori ai sessanta giorni dalla data di ricevimento da parte del committente della fattura o di una richiesta di pagamento di contenuto equivalente.

Allo tesso tempo, come anticipato, tornano rafforzati in capo ai collaboratori coordinati e continuativi alcune tutele ora previste a favore dei lavoratori autonomi in generale. Fra esse si segnalano, ad esempio i diritti di utilizzo economico relativo ad apporti originali e a invenzioni fatti nell’esecuzione o nell’adempimento del contratto stesso spettano al lavoratore autonomo, o i periodi di gravidanza, malattia e infortunio non comportano l’estinzione del rapporto contrattuale, che rimane sospeso, senza erogazione né maturazione del corrispettivo.

Il committente, se verranno confermate le previsioni, potrà comunque recedere dal contratto se la sospensione si protrae per un periodo superiore a un sesto della durata stabilita nel contratto, quando essa sia determinata, ovvero superiore a trenta giorni per i contratti di durata determinabile.

I lavoratori autonomi potranno dedurre dal reddito le spese di partecipazione a convegni, congressi e simili o a corsi di aggiornamento professionale, incluse quelle di viaggio e soggiorno entro il limite annuo di 10.000 euro, mentre le spese per l’iscrizione a master e a corsi di formazione o di aggiornamento professionale nonché le spese di iscrizione a convegni, congressi e simili sono integralmente deducibili.

Infine le spese sostenute per servizi personalizzati di certificazione delle competenze, orientamento, ricerca, addestramento, sostegno all’auto-imprenditorialità, formazione o riqualificazione professionale mirate a sbocchi occupazionali effettivamente esistenti e appropriati in relazione alle condizioni del mercato del lavoro erogati dagli organismi accreditati sono interamente deducibili dal reddito entro il limite annuo di 5.000 euro.

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