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La nuova disciplina sul controllo dei lavoratori

del 09/11/2015

Il Governo Renzi nel percorso di attuazione del attuazione del "Jobs Act" attraverso i recenti decreti legislativi si pone anche l'obiettivo di svecchiare la legge 300/700. Il decreto legislativo n. 151 del 14 settembre scorso infatti ha sostituito integralmente la disciplina relativa agli impianti audiovisivi contenuta dello Statuto dei Lavoratori.

L'iter legislativo non è stato indenne da critiche e polemiche per una normativa che vantava oltre 45 anni di vigenza e sostanzialmente vietava l'uso degli impianti audiovisivi e le altre apparecchiature finalizzate al controllo a distanza dell'attività dei lavoratori. Per contemplare le esigenze organizzative e produttive datoriali nonché gli aspetti a garanzia della sicurezza con il divieto di controllo a distanza sui dipendenti era necessario un accordo con le Organizzazione Sindacali (R.S.A.) o, in loro mancanza, con commissione interna. Il datore di lavoro in difetto di accordo era obbligato a rivolgersi all'Ispettorato del Lavoro che decideva in merito alle modalità di utilizzo.

Il provvedimento dell'Ispettorato poteva essere successivamente impugnato dal datore di lavoro, dalle RSA o dalle commissioni interne entro 30 giorno dinanzi al Ministero del Lavoro.

La disposizione di recente introduzionenon prevede più un generale divieto di installazione e utilizzo d'impianti audiovisivi e di altri strumenti che abbiano quale finalità esclusiva il controllo a distanza dell'attività dei lavoratori". Il decreto legislativo 151/2015 dispone previo accordo collettivo stipulato dalle organizzazioni sindacali RSA o RSU (o dalle associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale qualora si trattasse di unità produttive ubicate in diverse province della stessa regione o in più regioni) l'installazione di impianti audiovisivi e altri strumenti dai quali derivi anche la possibilità di controllo a distanza dell'attività dei lavoratori solo per esigenze organizzative e produttive; necessità legate alla sicurezza del lavoro e alla  tutela del patrimonio aziendale.

In mancanza di accordo gli impianti e gli strumenti di cui sopra possono essere installati previa autorizzazione della DTL (o del Ministero del lavoro se si tratta di imprese con unità produttive dislocate negli ambiti di competenza di più DTL).

Di nuova introduzione è l'ipotesi che riguarda gli strumenti utilizzati per il controllo che spaziano dai PC, tablet e smartphone di cui fa uso il lavoratore nell'espletamento delle proprie mansioni agli strumenti atti a registrare le entrate e le uscite nel luogo di lavoro. In questi casi non è richiesto nessun tipo di autorizzazione alla direzione territoriale del lavoro né accordo sindacale.

Di fondamentale novità è il fatto che tutte le informazioni raccolte, sia con gli strumenti soggetti ad accordo e autorizzazione sia con gli strumenti utilizzati dal lavoratore nell'espletamento delle sue funzioni, nonché gli apparecchi di registrazione degli accessi, per poter essere utilizzate anche a fini disciplinare è necessario che sia data corretta informazione sulle modalità d'uso degli strumenti e dell' effettuazione dei controlli, nel rispetto di quanto disposto dal Codice della privacy.

L'utilizzo degli impianti in violazione di quanto disposto dal dettato normativo fa scattare sanzioni che per i fatti più lievi prevedono l'ammenda o l'arresto sino ad un anno di reclusione mentre, nei casi più gravi, le due sanzioni si applicano congiuntamente, inoltre l'autorità giudiziaria ordina la pubblicazione della sentenza penale di condanna nelle modalità stabilite dal codice penale.

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