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Mettersi in proprio: quale opzione scegliere?

del 21/10/2015

Mettersi in proprio: quale opzione scegliere?

La ripresa economica sembra prossima al verificarsi (produzione e ordini in aumento, ripresa delle assunzioni), ma chi ha perso il lavoro in questi anni non è detto che riesca a trovarne subito un altro. Molti dovranno inventarselo, magari avviando un’attività indipendente. Evidenziamo quindi come mettersi in proprio partendo da zero, dopo aver valutato attentamente il rischio d’impresa. Per cominciare, bisogna scegliere fra due opzioni: lavorare con contratti di collaborazione o aprire Partita IVA.

Lavoro autonomo occasionale

Si può definire lavoratore autonomo occasionale chi si obbliga a compiere, dietro corrispettivo, un’opera o servizio con lavoro prevalentemente proprio, senza vincolo di subordinazione, né potere di coordinamento del committente e in via del tutto occasionale.

I lavoratori autonomi, inoltre, hanno completa autonomia circa i tempi e le modalità di esecuzione del lavoro. Gli autonomi occasionali hanno obbligo di iscrizione alla Gestione Separata INPS nel caso conseguano redditi fiscalmente imponibili superiori a 5.000 euro nell’anno solare (somma di compensi da tutti i committenti occasionali). Quelli da lavoro autonomo occasionale sono classificati fra i “redditi diversi”, ai sensi dell’articolo 67, comma 1, lettera l del Testo Unico delle Imposte sui Redditi.

Le collaborazioni occasionali sono prestazioni di breve durata (trenta giorni) e modesto importo (massimo cinquemila euro nell’anno solare con lo stesso committente). Conservano i requisiti delle vecchie collaborazioni coordinate e continuative anche sotto il profilo giuridico e previdenziale. Pertanto, ai sensi della Legge numero 335 del 1995, si iscrivono alla Gestione Separata qualunque sia la durata e l’importo (la base imponibile per il calcolo del contributo della Gestione Separata è individuata con le stesse regole dettate dal Fisco per l’individuazione dell’imponibile Irpef).

Ditta individuale

La forma classica più semplice e comune per avviare un’impresa è la ditta individuale: è la più facile da aprire dal punto di vista burocratico e la meno onerosa dal punto di vista economico. L’unica figura riconosciuta è quella dell’imprenditore: responsabile della gestione, assume in nome proprio le obbligazioni derivanti dall’attività e partecipa al rischio d’impresa con il patrimonio personale. La costituzione avviene tramite apertura della Partita IVA e, entro trenta giorni, iscrizione presso il Registro delle Imprese della Camera di Commercio della provincia in cui è fissata la sede legale. L’imprenditore può avvalersi della collaborazione di personale dipendente o dei propri familiari, dando vita in questo caso ad una realtà familiare. In quest’ultimo caso si darà vita ad un’impresa familiare di cui diamo di seguito evidenza.

Lavoro familiare

Nell’impresa familiare, oltre al titolare partecipano in mondo continuativo e prevalente (requisito di “non occasionalità”) più familiari (coniuge, parenti entro il terzo grado e affini entro il secondo) con diritto a partecipare agli utili dell’impresa (ma non alle perdite), a intervenire nelle decisioni inerenti l’impiego degli utili e l’incremento del patrimonio aziendale, a partecipare alle decisioni di gestione straordinaria e alla cessazione dell’azienda, di prelazione in caso di cessione dell’azienda.

L’imprenditore deve rimanere assegnatario di almeno il cinquantuno per cento degli utili mentre le quote spettanti a tutti i collaboratori familiari non possono superare il quarantanove per cento degli utili conseguiti dall’impresa. Il titolare, in caso di insolvenza, è l’unico soggetto passibile di fallimento. I collaboratori familiari non possono svolgere in modo continuativo un’attività di lavoro dipendente, autonomo o d’impresa. La costituzione dell’impresa familiare deve avvenire per atto pubblico o scrittura privata autenticata. Entro trenta giorni dalla stipula dell’atto occorre provvedere all’iscrizione nel Registro delle Imprese presso la Camera di Commercio della provincia in cui l’impresa ha sede legale.

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