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Familiari a carico: facciamo chiarezza

del 16/09/2015

Familiari a carico: facciamo chiarezza

Nonostante le scadenze relative alle dichiarazioni dei redditi siano ormai trascorse, il concetto di famigliare a carico può ripresentarsi anche in altre circostanze, come ad esempio l'ottenimento delle dichiarazioni ISEE, degli assegni famigliari o per misure a sostegno del reddito. Facciamo chiarezza su cosa si intende per famigliare a carico e quali sono i requisiti per considerarlo tale.

Chi sono i famigliari a carico

Secondo definizione, si intende a carico un componente della famiglia che da solo non sia in grado di percepire un reddito sufficiente al proprio mantenimento in misura autonoma. Sono quindi compresi nella definizione anche i minori o le persone impossibilitate a svolgere un lavoro.

Per essere considerato famigliare a carico non è necessario che il soggetto risieda con chi richiede l'agevolazione; sono infatti inclusi nei famigliari anche alcune persone residenti all'estero o con una residenza diversa da quella del richiedente.

Sono considerati famigliari:

  • Il coniuge, anche se residente in luogo diverso, purché non separato
  • I figli naturali, adottivi o in affidamento, senza limiti di età e senza limitazioni per quanto riguarda l'attività svolta. Ne consegue che possono essere considerati a carico anche figli maggiorenni lavoratori, con un reddito ridotto o disoccupati.
  • Altre persone legate da un rapporto di parentela: in questo caso però è necessario che le persone a carico risultino conviventi. In questo gruppo di persone rientrano anche i nipoti (figli dei figli), i genitori ed i nonni, i coniugi dei figli, i suoceri, i fratelli e le sorelle.

Il reddito limite

Come anticipato, per essere considerato a carico, il famigliare non deve superare una certa soglia di reddito, stabilita dalle norme in vigore in 2.840,51 euro. In questa somma, oltre ai redditi da lavoro dipendente, autonomo o gli assegni pensionistici, rientrano anche un'altra serie di redditi che elenchiamo di seguito:

  • i redditi derivanti dalla locazione soggetti alla “cedolare secca”
  • retribuzioni corrisposte da enti ed organismi internazionali (inclusa la Santa Sede, sia per quanto riguarda le attività in Italia sia all'estero, come ad esempio le missioni)
  • i redditi esenti dalle dichiarazioni obbligatorie, come quelli derivanti dai lavori in zone di frontiera
  • i redditi da lavoro autonomo soggetti a regimi speciali, come il regime di vantaggio per i lavoratori in mobilità ed i giovani (il cosiddetto “regime dei minimi”) o i regimi speciali destinati alle nuove attività imprenditoriali o produttive.

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