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Pensione e opzione donna: occhio agli errori

del 31/08/2015

Pensione e opzione donna: occhio agli errori

La cosiddetta opzione donna è la possibilità offerta dall'INPS alle lavoratrici per ottenere l'accesso anticipato alla pensione passando al calcolo contributivo. Questa possibilità è stata esercitata da moltissime persone grazie all'estensione della validità per tutto il 2015. Tuttavia alcune donne hanno lamentato errori nel calcolo dell'assegno pensionistico, con importi tagliati anche di alcune centinaia di euro, nei casi più gravi. Vediamo come reclamare in caso di errori e di capire la motivazione di questa errata liquidazione degli assegni pensionistici.

Come verificare se l'assegno è corretto e requisiti di accesso

Vediamo ora come verificare se l'INPS ha erogato l'assegno con un importo corretto o meno, partendo dai requisiti per l'accesso all'opzione donna. Possono usufruirne le lavoratrici che hanno raggiunto almeno 35 anni di contribuzione e con l'età di 58 anni e tre mesi se occupate nel settore pubblico, mentre per le lavoratrici del settore privato il requisito è di un anno in meno. 

Le lavoratrici dipendenti possono utilizzare l'opzione per una "finestra" di un anno prima del raggiungimento dei requisiti, esteso ad un anno e mezzo per le dipendenti del pubblico. In entrambi i casi avviene il passaggio al sistema contributivo.

Passiamo ora al calcolo vero e proprio. È necessario sommare la Quota A e la Quota B, il cui risultato va moltiplicato per il coefficiente INPS, variabile in base all'età raggiunta.

La Quota A si calcola sommando le retribuzione lorde del periodo 1986 - 1995. Il risultato va diviso per dieci e moltiplicato per il numero di anni di occupazione dall'inizio del percorso lavorativo fino al 1994.

La Quota B si calcola invece sommando la retribuzione lorda degli anni a partire dal 1996.

Gli errori più comuni

Gli errori più comuni nel calcolo rilevati fino ad ora riguarda in particolare la Quota A, con calcoli non corretti del periodo da considerare. Anche per la Quota B sono però stati rilevarti errori, in particolare per la mancata applicazione della rivalutazione.

Nel caso in cui si ritenga di aver subito un errore di calcolo, è possibile effettuare un ricorso amministrativo nei confronti dell'INPS. Vista la complessità del calcolo, è consigliato rivolgersi ad un centro di assistenza fiscale o ad un consulente del lavoro, per verificare l'effettiva presenza di errori ed avere assistenza nel ricorso contro l'ente pensionistico.

La pensionata ha tempo fino a tre anni per effettuare il ricorso, ma è consigliato inoltrarlo il prima possibile, per non incorrere in eventuali scadenze dei termini di presentazione.

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