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Disoccupazione per chi si dimette, giusta causa

del 11/06/2015

L’indennità di disoccupazione è riconosciuta di regola a chi ha perso il lavoro per cause che non dipendono dalla sua volontà.

Di regola, dunque, non è concessa nel caso di dimissioni del lavoratore.

Con la recente sentenza 11051/2015 la Corte di Cassazione ha riconosciuto, invece, l’indennità al lavoratore dimessosi per “giusta causa” (diversa dalla “libera scelta”).

La Suprema Corte si è riportata ad una pronuncia della Corte Costituzionale che aveva già osservato come, nonostante l’articolo 34, comma 5, della legge 448/88 non stabilisse espressamente l’ipotesi di dimissione per giusta causa, è conforme ai dettami costituzionali prevedere “la corresponsione dell’indennità ordinaria di disoccupazione nelle ipotesi in cui le dimissioni del lavoratore non siano riconducibili alla sua libera scelta, perché indotte da comportamenti altrui idonei a integrare la condizione della improseguibilità del rapporto – come detta l’art. 2119 c.c. – con conseguente stato di disoccupazione involontaria ai sensi dell’art. 38 Cost.”.

Anche l’ordinamento, all’articolo 2119 del codice civile, prevede la giusta causa di recesso, che si configura quando intervenga una causa che non consenta di far proseguire il rapporto neppure in modo provvisorio.

Si deve trattare di una causa che consiste in circostanze con una obiettiva gravità non soltanto valutate gravi da parte del lavoratore.

La gravità della causa può essere riconosciuta anche nel caso di “sopravvenute condizioni di salute del lavoratore pur a prescindere dall’individuazione di un inadempimento contrattuale o comunque di una condotta colposa del datore di lavoro o di un terzo”.

Nel caso specifico la lavoratrice si dimetteva perché la sua condizione di salute non permetteva la continuazione del rapporto lavorativo.

Ricordiamo che la giurisprudenza ha già definito quali sono le altre giuste cause di recesso:

-il mancato pagamento della retribuzione,

-le variazioni delle condizioni di lavoro,

-lo spostamento del lavoratore da una sede ad un’altra senza comprovate ragioni (cfr. Cass. n. 1074/1999; Cass. n. 5977/1985).

Si veda anche la nuova disciplina sugli ammortizzatori sociali prevede anche la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro nell’ambito della procedura conciliativa.

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