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Pensioni, quando non può Inps chiedere rimborso

del 07/05/2015

In caso di importi dell’assegno previdenziale corrisposti in più, l’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale (INPS) può richiedere la restituzione delle quote di pensione indebite, ma esiste un termine di prescrizione oltre il quale l’Istituto non può avanzare tale pretesa. In particolare la pretesa di pagamento non può essere avanzata oltre dieci anni.

Tale ipotesi si verifica nel caso in cui l’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale eroghi assegni pensionistici o assistenziali in realtà non dovuti, per poi chiedere indietro le somme corrisposte in più, come avvenuto ad esempio con gli importi indebitamente corrisposti a pensionati pubblici nel corso dell’anno 2013.

In teoria l’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale verifica ogni anno le situazioni reddituali dei pensionati incidenti sulla misura o sul diritto alle prestazioni pensionistiche e provvede, entro l’anno successivo, al recupero di quanto eventualmente pagato in eccedenza.

Tuttavia può accadere che l’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale si accorga di tale errore troppo tardi. Se la richiesta di restituzione dell’indebito pagamento arriva dopo dieci anni, questa non può essere considerata valida, perché caduta in prescrizione, e l’Istituto di Previdenza non può pretendere la restituzione delle somme corrisposte in eccesso.

Il termine di prescrizione decorre dalla data dei pagamenti indebiti, ma è interrotto da una qualsiasi comunicazione con la quale il creditore chieda il rimborso in oggetto. Bisogna evidenziare che con la sentenza numero 1315/1995, la Corte di Cassazione ha stabilito che la prescrizione decennale decorre solo se e dopo che l’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale abbia avviato il recupero nel termine annuale.

Le dichiarazioni dei redditi presentate all’Autorità fiscale italiana dai contribuenti andrebbero conservate fino alla fine del quarto anno successivo a quello durante il quale sono state presentate, unitamente alla ricevuta. È tuttavia utile conservarle per un ulteriore anno, per via del maggior tempo a disposizione del Fisco italiano per accertare d’ufficio le dichiarazioni omesse, per avere la documentazione alla mano in caso di controlli fiscali, accertamenti e contestazioni.

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