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Responsabilità civile magistrati è legge

del 02/03/2015

Dopo trent’anni di annunci, referendum popolari e discussioni pubbliche di ogni sorta, la legge sulla responsabilità civile dei magistrati è diventata legge.

Ciò, in estrema sintesi, significa che i magistrati risponderanno per eventuali danni arrecati al cittadino sottoposto a giudizio.

La notizia dell'approvazione è stata accolta con molte critiche, rendendo onore agli infiniti dibattiti che l’hanno preceduta.

Sono soprattutto i magistrati a storcere il naso: sono già all’orizzonte modifiche per migliorare il testo approvato in via definitiva. Ne va di mezzo, a loro detta, la serenità della categoria e gli stessi cittadini.

Punti critici, infatti, sono soprattutto le richieste di danno causate dal travisamento delle prove presentate e dal travisamento del fatto contestato come reato.

I punti principali della legge: cosa cambia?

La legge prevede, prima di tutto, che nei casi di cosiddetta "malagiustizia" sia lo Stato a dover rispondere dei danni prima che le responsabilità ricada sul magistrato.

Le richieste di risarcimento, pertanto, andranno indirizzate in primo luogo allo Stato. Quest’ultimo, dal canto suo, avrà l'obbligo di rivalersi sul magistrato responsabile del procedimento, contro il quale potrà ricorrere per un periodo di 24 mesi dall'individuazione del danno o dall'emissione della sentenza.

Il magistrato dovrà corrispondere i danni solo nel caso in cui si riconosca una negligenza o il danno sia stato fatto con dolo.

Ovviamente, per il risarcimento è richiesta una volontà specifica di causare danno da parte del magistrato stesso. Il risarcimento, corrisposto direttamente, potrà raggiungere fino a un terzo della cifra stabilita in caso di negligenza, mentre per le accuse di dolo dovrà essere riconosciuto totalmente quanto di diritto per il cittadino danneggiato. 

Ulteriore novità riguarda l'ammissibilità delle richieste di risarcimento. Addio alla valutazione preliminare delle stesse, che saranno valutate in toto, senza l'attività di giudizio preliminare prevista invece fino all'entrata in vigore della legge, il cosiddetto filtro della categoria. 

Novità anche per il concetto di "colpa grave", previsto dall'ordinamento precedente. Il magistrato potrà essere accusato di "colpa grave" anche nei casi di emissione di un provvedimento cautelare, nei casi non previsti dalla legge o senza che sia espressa una motivazione specifica.

L'approvazione definitiva del testo, in chiusura, sembra non aver spento le polemiche e i commenti. Anche nelle prossime settimane, allora, ci aspettiamo che questi ultimi si confermeranno protagonisti dei media nazionali. Speriamo si associ a nuove proposte dedicate ai "piani bassi" del sistema giudiziario: i cittadini esposti in giudizio.

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