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Il Jobs Act in breve

del 13/10/2014


Il cosiddetto Jobs Act uno degli aspetti più discussi del piano di riforme volute dal Governo Renzi (che riguarda ad ampio raggio il lavoro, il welfare, gli ammortizzatori sociali, le pensioni e il turnover) è stato l'apertura di tutti i TG e sulle prime pagine di tutti i giornali per settimane. Intorno ad esso si sono sviluppate le più accanite polemiche, interne perfino alla stessa maggioranza, sfociate in una bagarre in Senato che ha portato il Presidente Grasso a decidere di espellere un senatore del Movimento Cinque Stelle durante la discussione di qualche giorno fa.

Il Jobs Act, come ormai tutti sappiamo, modificherà l'Articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori quello, cioè, che riguarda la possibilità di reintegro dei dipendenti licenziati senza giusta causa. Anche se le modifiche previste non sono ancora in vigore, e non lo saranno neppure nei prossimi mesi, l'Esecutivo ha già annunciato che non vi saranno variazioni in quello che è già stato deciso.

La riforma non riguarderà chi ha un contratto di lavoro a tempo indeterminato già in posto in essere ma solo i neo assunti che entrano nel mercato del lavoro per la prima volta e chi cambia lavoro anche se precedentemente assunto. Nel dettaglio l'intervento del Governo Renzi riguarderà la possibilità di licenziare a causa delle difficoltà economiche dell'azienda. Il datore di lavoro è dunque legittimato a interrompere il rapporto di lavoro con i suoi dipendenti se le ragioni sono economiche.

Secondo il testo non dovrebbero invece cambiare le regole in materia di licenziamento per ragioni discriminatorie in relazione all’orientamento politico, religioso o sessuale del lavoratore che prevedono il reintegro del dipendente.

Stesso dicasi per quel che concerne il licenziamento per motivi disciplinari. Questi i principi generali enunciati dal Governo che dovrebbero guidare la ratifica definitiva del testo che molti danno in approvazione in tempi brevi vista anche l’adozione dello strumento della fiducia adottato nell’ultima discussione in Senato, con la relativa levata di scudi e di toni dai banchi dell’opposizione e non solo.

Restano però le incertezze, troppe, lasciate al successivo chiarimento del Legislatore, senza le quali sarà lasciata al libero arbitrio l'interpretazione della legge, con un elevato rischio di applicazioni disomogenee della legislazione che potrebbero causare ricorsi a catena e conseguente allungamento dei tempi del provvedimento anche per i licenziamenti per motivi economici.

Se non dovessero essere chiariti questi aspetti, la tanto enunciata semplificazione potrebbe in realtà rivelarsi un ulteriore tornante del già tortuoso percorso di cui è costellata la legislazione in materia di lavoro.

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