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Gli assenteisti tattici sono licenziabili

del 09/09/2014

Al giorno d’oggi, non solo è difficile trovare lavoro in Italia, ma anche chi ce l’ha già deve fare molta attenzione...soprattutto alle assenze!

E’ il nuovo monito scaturito dalla sentenza 18678/14 del 4 settembre, emesso dalla sezione lavoro della Cassazione, che sembra aver posto fine a uno dei mali storici del mondo lavorativo italiano.

Ecco la novità più importante: il datore di lavoro potrà licenziare chi si assenta per due o tre giorni, e anche più volte nello stesso mese, prima o dopo una malattia o una festività.

Guai in vista, dunque, per gli habitué del weekend lungo!

Fino ad oggi, lo sappiamo, i furbetti dei certificati hanno creato non pochi problemi sia al proprio responsabile sia ai rispettivi colleghi. L'”assenteista tattico”, infatti, è abituato a comunicare la malattia soltanto all’ultimo momento e in prossimità di turni notturni o festivi, gettando nello scompiglio l’ambiente di lavoro e chi ci lavora duramente e con serietà.

L'inadeguatezza della prestazione da parte del lavoratore, visto la mancata presenza per 2/3 gg al mese, rende giustificato il comportamento del datore.

In dettaglio, si prevede che

“il licenziamento per giustificato motivo con preavviso è determinato da un notevole inadempimento degli obblighi contrattuali del prestatore di lavoro ovvero da ragioni inerenti all’attività produttiva, all’organizzazione del lavoro e al regolare funzionamento di esso”'.

Da tenere in considerazione che il recesso è valido anche senza il superamento del periodo di comporto dal momento che, come dichiara la Sentenza, “le ragioni del licenziamento sono inerenti all’attività produttiva, all’organizzazione del lavoro e al regolare funzionamento di essa”.

Il licenziamento è, dunque, previsto dal datore per ragioni tecniche: non viene valutata la malattia in quanto tale, ma il quantitativo di assenze che producono  uno scarso rendimento del dipendente e comportano un danneggiamento alla produzione aziendale a causa degli scompensi organizzativi.

Il vizietto delle ferie «a macchia di leopardo» durante tutto l’anno, d’altronde, è un cattivo costume italiano che come rileva Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, non ha mai smesso di essere presente all’interno del nostro panorama lavorativo. 

Anche la Cassazione, oggi, dice basta a questo stato di cose. I furbetti sono avvisati: qualche giorno di ferie in malafede potrebbe voler dire non ritrovare più la propria scrivania!

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