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Export veicoli, nuove regole

del 16/07/2014

Cattive notizie per i commercianti di auto e mezzi fra Italia ed Europa: dalla metà di luglio si complicherà la procedura per l'esportazione dei veicoli.

Prima di tutto, per far passare definitivamente un veicolo oltre i confini nazionali, sarà obbligatorio fornire un documento di immatricolazione all'estero o la carta di circolazione del paese di destinazione, nel caso in cui il veicolo sia utilizzato o venduto. Nel caso si intenda invece radiare il mezzo dal registro sarà necessario presentare un documento di trasporto o una bolla doganale, uniti al libretto, al certificato di proprietà e alle targhe italiane.

Attenzione: nessun cambiamento per la norma che vieta l'esportazione di veicoli sottoposti a sequestro, ipoteca o a pignoramento. Di fatto, questi ultimi non sono beni nella disponibilità del proprietario e, ovviamente, non possono essere venduti o ceduti senza l'autorizzazione delle autorità o del creditore. 

Lotta ai furbi

Le nuove procedure si sono rese necessarie per contrastare l'esportazione di veicoli di cui si era dichiarata la demolizione, una pratica scorretta ma registrata con una certa frequenza dalle istituzioni italiane. 

La richiesta di cancellazione al Pra, ricordiamolo, deve avvenire entro sessanta giorni dall'esportazione, previa l'impossibilità di cancellare il veicolo dai registri nazionali. Ne consegue inoltre che l'iter di cancellazione non potrà prendere il via prima dell'esportazione. 

L'Assodem, l'associazione dei demolitori, aveva lanciato l'allarme a causa delle numerose “scomparse” di auto radiate per l'esportazione.

Secondo l'associazione, molti di questi mezzi, nonostante la formale radiazione, non lasciano i confini nazionali. Sono stati riscontrati casi di auto reimmatricolate con targa estera che continuano a essere utilizzate sul territorio tricolore.

Il fenomeno sembrerebbe particolarmente diffuso per le auto di grossa cilindrata, che in questo modo svanirebbero agli accertamenti sui redditi del proprietario ed eviterebbero inoltre il pagamento del bollo auto. 

Sempre stando a quanto affermato dall'associazione, alcuni di questi veicoli alimenterebbero inoltre il mercato nero dei pezzi di ricambio.

Il provvedimento illustrato, dunque, mira a colpire questo ampio ventaglio di operazioni illecite.

Tuttavia, nulla può contro un’altra tendenza: esportare i veicoli da demolire per evitare così di dover rispettare le norme nazionali in fatto di smaltimento. Tali veicoli, infatti, vengono distrutti in paesi con norme ambientali meno stringenti rispetto all’Italia, come ad esempio gli stati dell'Est europeo o dell'Africa settentrionale (vicini dal punto di vista geografico ma ben distanti per quanto riguarda la tutela dell'ambiente).

Oltre al danno ambientale, l'associazione dei demolitori ha fatto notare come il fenomeno rappresenti anche un danno dal punto di vista economico per gli operatori nazionali del settore, tenuti a rispettare precise normative che vengono talvolta eluse anche nel nostro paese.

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