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Svizzera e oro, un referendum

del 14/07/2014

Dall’ articolo di Pasquale Marinelli di Trend Online segnaliamo una lodevole iniziativa del Governo svizzero che probabilmente è più consapevole della condizione economica e dei limiti di certi atteggiamenti di “libertinaggio” finanziario.

E’ stato infatti ufficializzato che a Novembre di quest’anno i cittadini svizzeri saranno chiamati a votare per un referendum riguardante un’iniziativa popolare che, se passerà, obbligherà la banca centrale svizzera a:

far rimpatriare tutto l’oro di sua proprietà; a detenere in oro almeno il 20% del valore delle sue attività in bilancio; a vietare la vendita delle riserve auree della banca centrale svizzera.

Insomma, dopo la notizia secondo la quale gli svizzeri sarebbero pronti a votare per un più onesto sistema bancario a riserva frazionaria pari al 100%, adesso i cittadini elvetici, votando a favore dell’iniziativa “Salvate l’oro della Svizzera” sanciranno una modifica della propria carta costituzionale.

COSA CAMBIERA’ SE AL REFERENDUM DOVESSERO PREVALERE I VOTI FAVOREVOLI?

Con l’obbligo a detenere oro, secondo le condizioni previste, la banca centrale elvetica sarà costretta per legge a svolgere la propria attività con la copertura minima prevista in termini di un bene reale come l’oro (la moneta merce per eccellenza, da sempre e da tutti accettata come mezzo di scambio, la cui funzione nel mercato è attualmente neutralizzata da leggi criminali che impongono solo l’uso di banconote di carta emessa - o semplicemente riconosciuta - dai governi senza copertura reale).

Questa pratica venne soppressa nel 1933 dal “New Deal” di Franklin Delano Roosevelt, il quale in tal modo autorizzò le banche centrali (diventate nel frattempo le uniche autorizzate ad emettere moneta – prima non era così ndr) a poter emettere moneta senza limiti.

La banca centrale sarà obbligata ad avere una quantità minima di un bene come l'oro il quale, storicamente, ha sempre avuto un valore indiscutibile, contrariamente a quanto si possa dire invece circa l’elevatissima concentrazione di cartastraccia di cui oggi è costituito il bilancio di una banca centrale come quella svizzera.

Quindi, la banca centrale elvetica potrebbe non più emettere denaro in maniera illimitata, così da causare con maggiore difficoltà i disastrosi cicli economici, oggi sempre più frequenti e destabilizzanti.

L’oro, in natura, è presente in maniera limitata e, grazie all’ obbligo di detenerne almeno il 20% dei suoi attivi, esso potrebbe diventare un naturale deterrente alla svalutazione del denaro, alla svalutazione dei risparmi dei cittadini operosi e all’ aumento del costo della vita. Ciò sfavorirà le attività politiche e bancarie che mirano a falsare i conti pubblici e ad arricchire solo gli amici di partito, le quali vengono notoriamente spacciate come se fossero azioni per il bene dell’intera economia del paese e che in realtà non lo sono affatto.

Certo è che imporre un riacquisto massiccio di oro, quando il suo prezzo sarebbe considerato non conveniente, potrebbe far rivelare l’operazione estremamente onerosa. Ma, probabilmente, sarebbe più oneroso subire le conseguenze del non farlo, ora che siamo ben lontani dai prezzi massimi storici.

E’ vero anche che, a fronte di una svalutazione competitiva fra le banche centrali degli altri paesi, le condizioni volute da questa iniziativa popolare non permetterebbero alla banca centrale elvetica di concorrere altrettanto, al fine di neutralizzare i cambi sfavorevoli per la valuta svizzera.

Ma ciò è solo una presa di posizione di parte delle industrie esportatrici, le quali sono desiderose di essere sostenute dallo stato anziché dalle proprie capacità di capitalizzazione.

Se da un lato le aziende esportatrici subiscono il cambio divenuto sfavorevole per via della svalutazione delle valute concorrenti, ciò lo sarà solo nel breve periodo. Dall’ altro lato, nel lungo periodo, se le aziende esportatrici godono di una buona capitalizzazione, gioveranno della conseguente diminuzione dei costi interni di produzione, che permetterà di fissare prezzi di vendita all’ estero più convenienti rispetto alla concorrenza internazionale e più sostenibili rispetto ad essa, la quale, invece, subirà gli effetti nefasti di lungo periodo della guerra valutaria precedentemente condotta.

Tramite il voto, i cittadini della Svizzera possono direttamente occuparsi di decisioni così importanti per l’organizzazione della propria società.

In Italia, vuoi per ignoranza diffusa, vuoi per una disonestà altrettanto diffusa, tramite il voto puoi solo legittimare qualcuno a farti derubare.


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