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Leggera ripresa secondo Bankitalia

del 07/05/2014

Secondo il Rapporto relativo alla stabilità finanziaria diffuso dalla Banca d’Italia, risulta che la ripresa ciclica si sta estendendo anche se permane ancora un’evidente fragilità.

Per quanto concerne la questione inerente al debito in rapporto al prodotto, si evidenzia come lo stesso risulti aumentato passando dal 127% registrato in precedenza al 132,6% attuale, principalmente a causa dell'accelerazione del pagamento dei debiti commerciali delle Amministrazioni pubbliche e al sostegno finanziario ai Paesi dell'area euro.

Il parere della Banca d’Italia è che il clima di rinnovata fiducia nella coesione dell'Unione monetaria sembra aver allettato gli investitori che hanno aumentato i propri investimenti in Italia, sia in titoli pubblici sia in azioni e obbligazioni private. Ne hanno beneficiato i prezzi delle attività finanziarie; il calo dei tassi di interesse ha riguardato tutte le scadenze. Sul fronte dell’inflazione poi, considerando una situazione in cui per il nostro Paese gli indicatori di sostenibilità del debito pubblico hanno dato conferma di un quadro di sostanziale equilibrio nel lungo periodo dei conti pubblici e di contenuto indebitamento del settore privato, è stato spiegato che l'inflazione nell'area dell'euro potrebbe mantenersi a livelli molto bassi per un periodo prolungato, creando attraverso diversi canali rischi per la stabilità finanziaria.

Per quanto riguarda la situazione dei prezzi delle abitazioni e le condizioni delle famiglie, nel primo caso si evidenzia il perdurare della discesa dei prezzi delle case avviatasi già alla fine del 2011. Viene confermato che nel quarto trimestre del 2013 la flessione è stata dell'1,3% sul periodo precedente (-4,8% sul quarto trimestre del 2012). I prezzi sono invece rimasti pressoché invariati in tutti i principali comparti degli immobili non residenziali; tra questi, nella seconda metà dell'anno sono lievemente cresciuti quelli degli edifici destinati a usi produttivi (capannoni). Nel quarto trimestre il numero delle compravendite è tornato a diminuire, riflettendo la possibile convenienza a rinviare gli acquisti in vista della riduzione dall'inizio di quest'anno delle imposte di registro (dal 3 al 2% per le abitazioni principali) e di quelle ipotecarie e catastali (definite ora in ammontare fisso e non più in proporzione al valore dell'immobile). Sul fronte del rapporto tra la crisi e le condizioni economiche dei nuclei familiari italiani, si evidenzia, per il 2013, una frenata in merito alla flessione del reddito disponibile in termini reali delle famiglie, calo avviatosi anch’esso nel 2011. Nel corso dell’anno passato si è registrata pertanto una contrazione dell’1,2%. Inoltre il reddito nominale sembra non aver subito alcuna variazione, laddove a fronte di una riduzione dei consumi, il risparmio è cresciuto in misura considerevole (11,1%).

Per quanto concerne gli istituti bancari italiani, questi avevano restituito alla Bce 79 miliardi di euro, vale a dire il 31% dell'importo iniziale, contro il 62% degli altri Paesi dell’Eurogruppo. La decisione della Bce di estendere almeno fino a luglio del 2015 la procedura di piena aggiudicazione dei fondi consente alle banche di programmare una graduale strategia di rientro. Le stime della Banca d’Italia indicano che, se si protraessero le recenti favorevoli condizioni dei mercati della provvista e dei titoli di Stato, le banche italiane avrebbero a disposizione scorte di attività liquide sufficienti per riportare l'indebitamento con l'Euro-sistema sui livelli precedenti la fase acuta della crisi del debito sovrano. Le valutazioni sulle maggiori banche italiane ricavate dagli indicatori di mercato sono in netto miglioramento dalla fine del 2013, in seguito alla riduzione degli spread sovrani e ai piani di rafforzamento patrimoniale. Tra novembre dello scorso anno e la metà di aprile, i credit default swap (CDS) bancari sono diminuiti in media di 127 punti base e i corsi azionari sono cresciuti del 20 per cento; nello stesso periodo per la media delle principali banche europee i CDS si sono ridotti di 47 punti base e i corsi azionari sono aumentati dell'11 per cento.

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