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Gli imprenditori protestano per 134mila pmi perse

del 19/02/2014

Gli imprenditori protestano per 134mila pmi perse

Secondo i dati della CGIA di Mestre, negli ultimi sei anni, il tessuto economico italiano ha perduto 134mila realtà imprenditoriali, includendo anche i lavoratori autonomi.

Nello specifico, si è riscontrato un saldo negativo tra il numero di aziende nate e quello di aziende cessate.

“A differenza dei lavoratori dipendenti quando un autonomo cessa l’attività non dispone di alcuna misura di sostegno al reddito. Ad esclusione dei collaboratori a progetto che possono contare su un indennizzo una tantum, gli artigiani e i commercianti, ad esempio, non usufruiscono dell’indennità di disoccupazione e di alcuna forma di cassa integrazione o di mobilità lunga o corta.

Spesso si ritrovano solo con molti debiti da pagare e un futuro tutto da inventare”, ha spiegato Giuseppe Bortolussi, segretario dell’associazione mestrina.


Secondo la CGIA di Mestre, sulle PMI, grava il costo dell’energia elettrica, che negli ultimi sei anni ha subito una maggiorazione del 21,3%, del gasolio con un aumento del 23,3%; bisogna altresì tener conto del fatto che la Pubblica Amministrazione ha aumentato i tempi di pagamento di 35 giorni. Per quel che concerne i prestiti concessi dalle banche, si noti che la piaga del credit crunch ha mietuto non poche vittime.

Oppresse dalle ingenti richieste di stampo fiscale, le imprese si sono ritrovate con carenze di liquidità che le mancate concessioni di credito da parte delle banche hanno peggiorato.

Secondo la CGIA di Mestre, in questi sei anni di crisi economica sono diminuiti del 10% gli impieghi bancari alle imprese con meno di 20 addetti, generando contestualmente una diminuzione dei prestiti erogati alle micro imprese corrispondente a 17 miliardi di euro.

Sul fronte fiscale e burocratico, poi, le problematiche sono state tutte in crescita, fino a giungere al drammatico contesto attuale. “Tra il 2008 e il 2013 la pressione fiscale in Italia è aumentata di 1,7 punti percentuali: l’anno scorso ha toccato il record storico del 44,3 per cento.

Anche il peso degli adempimenti burocratici ha assunto un livello non più sopportabile. Secondo i dati della Presidenza del Consiglio dei Ministri, la burocrazia costa al mondo delle imprese italiane 31 miliardi di euro all’anno. Ciò implica che su ogni impresa grava mediamente un costo annuo pari a 7 mila euro.

A differenza di quelle più grandi, le piccolissime imprese non possiedono una struttura amministrativa al proprio interno. Pertanto, sono costrette a rivolgersi a dei professionisti esterni, subendo dei costi annui ben superiori al dato medio nazionale sopra citato”, ha concluso l’associazione veneta.


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