Secondo i dati della CGIA di Mestre, negli ultimi sei
anni, il tessuto economico italiano ha perduto 134mila realtà imprenditoriali,
includendo anche i lavoratori autonomi.
Nello specifico, si è riscontrato un
saldo negativo tra il numero di aziende nate e quello di aziende cessate.
“A
differenza dei lavoratori dipendenti quando un autonomo cessa l’attività non
dispone di alcuna misura di sostegno al reddito. Ad esclusione dei
collaboratori a progetto che possono contare su un indennizzo una tantum, gli
artigiani e i commercianti, ad esempio, non usufruiscono dell’indennità di
disoccupazione e di alcuna forma di cassa integrazione o di mobilità lunga o
corta.
Spesso si ritrovano solo con molti debiti da pagare e un futuro tutto da inventare”, ha spiegato Giuseppe Bortolussi, segretario dell’associazione mestrina.
Secondo la CGIA di Mestre, sulle PMI, grava il costo
dell’energia elettrica, che negli ultimi sei anni ha subito una maggiorazione
del 21,3%, del gasolio con un aumento del 23,3%; bisogna altresì tener conto
del fatto che la Pubblica Amministrazione ha aumentato i tempi di pagamento di
35 giorni. Per quel che concerne i prestiti concessi dalle banche, si noti che
la piaga del credit crunch ha mietuto non poche vittime.
Oppresse dalle ingenti
richieste di stampo fiscale, le imprese si sono ritrovate con carenze di
liquidità che le mancate concessioni di credito da parte delle banche hanno
peggiorato.
Secondo la CGIA di Mestre, in questi sei anni di crisi economica
sono diminuiti del 10% gli impieghi bancari alle imprese con meno di 20
addetti, generando contestualmente una diminuzione dei prestiti erogati alle
micro imprese corrispondente a 17 miliardi di euro.
Sul fronte fiscale e
burocratico, poi, le problematiche sono state tutte in crescita, fino a
giungere al drammatico contesto attuale. “Tra il 2008 e il 2013 la pressione
fiscale in Italia è aumentata di 1,7 punti percentuali: l’anno scorso ha
toccato il record storico del 44,3 per cento.
Anche il peso degli adempimenti
burocratici ha assunto un livello non più sopportabile. Secondo i dati della
Presidenza del Consiglio dei Ministri, la burocrazia costa al mondo delle
imprese italiane 31 miliardi di euro all’anno. Ciò implica che su ogni impresa
grava mediamente un costo annuo pari a 7 mila euro.
A differenza di quelle più grandi, le piccolissime imprese non possiedono una struttura amministrativa al proprio interno. Pertanto, sono costrette a rivolgersi a dei professionisti esterni, subendo dei costi annui ben superiori al dato medio nazionale sopra citato”, ha concluso l’associazione veneta.
