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L'Istat analizza la situazione economica italiana

del 12/02/2014

Secondo il rapporto ISTAT: “Noi Italia - 100 statistiche per capire il Paese in cui viviamo”, che raccoglie dati relativi ai diversi settori sociali ed economici del nostro Paese, è emerso che nel corso del 2011 quasi il 58% dei nuclei familiari aventi residenza in Italia abbia “conseguito un reddito netto inferiore all'importo medio annuo (29.956 euro, circa 2.496 euro al mese). La più alta diseguaglianza nella distribuzione del reddito è in Campania mentre in Sicilia si registra il reddito medio annuo più basso (oltre il 28 per cento in meno del valore medio italiano); sempre in quest'ultima regione, in base al reddito mediano, il 50 per cento delle famiglie si colloca al di sotto di 17.804 euro annui (circa 1.484 euro al mese)''.
Con riferimento al 2012, facendo riferimento ad un contesto più ampio rispetto a quello che coinvolte il nostro Paese, dunque in riferimento all’Europa, è emerso un generale miglioramento sia dei saldi che delle dinamiche dei conti pubblici soprattutto in virtù degli interventi di contenimento della spesa pubblica che hanno messo in campo i singoli governi. In particolare, l’Italia si è posta “al primo posto, insieme alla Germania, tra i Paesi dell'UEM per saldo primario (indebitamento netto esclusi gli interessi passivi), al sesto posto relativamente all'incidenza dell'indebitamento netto”. L’ISTAT ha evidenziato che il nostro Paese si è confermato “tra i Paesi dell'UE con un elevato rapporto debito/PIL. Nel 2012 questo rapporto si attesta al 127 per cento, valore inferiore solamente a quello della Grecia. L'aumento rispetto al 2011 è di oltre 6 punti percentuali, più del doppio di quanto sperimentato in media dai Paesi europei. La pressione fiscale sale al 44,1 per cento, 3,6 punti percentuali in più rispetto a quella media Ue (27%). Il dato italiano è risultato complessivamente in linea con la media degli altri Paesi europei fino al 2005, per poi distanziarsi segnando valori più elevati''.
Sul fronte del lavoro poi risulta che in Italia nel corso del 2012 siano state occupate sei persone su dieci di età compresa tra i 20 e i 64 anni. Si è inoltre verificato un evidente gap di genere che ha svantaggiato le donne, nonché un disequilibrio geografico a scapito del Mezzogiorno distanziato da 20,5 punti percentuali dal Centro-Nord. Il rapporto ISTAT aggiunge anche che nel 2012 il tasso di occupazione nei soggetti tra i 55 e i 64 anni è stato pari al 40,4%, laddove il tasso di inattività è stato al 36,3%. Il dato italiano, che è comunque migliorato rispetto all’anno precedente, è stato comunque tra i peggiori in tutta l’Europa.
L’ISTAT ha altresì posto la sua attenzione sulla questione delle infrastrutture e dell’energia. Per quel che concerne il primo punto, l’ISTAT ha evidenziato che nel 2011 “la rete autostradale italiana si estende per 6.670 km; rappresenta poco più del 9 per cento di quella europea. Con un valore di 1,8 km per diecimila autovetture l'Italia è tra i Paesi dell'Unione Europea a più bassa densità autostradale in rapporto alla domanda di circolazione”. Tuttavia l’Italia è uno dei Paesi UE più altamente motorizzati. Sul fronte dell’energia, infine, l’ISTAT ha rilevato che nel nostro Paese “il consumo pro capite di energia elettrica risulta inferiore alla media europea e a quello degli altri Paesi di grandi dimensioni. Nel 2012 i consumi elettrici sono pari a 5.082,9 kWh per abitante. Rispetto al 2011, il consumo complessivo aumenta nel settore dell'agricoltura e in quello terziario, mentre si riduce nell'industria e nel settore domestico''.

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