L’ISTAT comunica che, secondo le stime preliminari inerenti all’andamento dei prezzi al consumo e in riferimento al mercato del lavoro, l’Italia risulta in deflazione. Nel secondo trimestre dell’anno l’economia ha subito una flessione verso il basso di due decimi di punto percentuale nel confronto con il trimestre precedente. L’ISTAT ha rivisto la stima sul PIL tendenziale pubblicata il 6 agosto, quando il calo era di tre decimi di punto, ora è di due decimi. A salire è la spesa delle famiglie, che non aumentava da circa tre anni. Nel secondo trimestre dell’anno si è infatti verificato un aumento tendenziale dello 0,2%.
L’ISTAT, ad agosto, ha stimato un calo tendenziale dell’indice dei prezzi al consumo pari a un decimo di punto percentuale. La deflazione (-0,2 punti) si fa sentire anche negli acquisti che compongono il “carrello della spesa”, ossia, il pacchetto di beni acquistati dalle famiglie italiane, comprensivo di alimenti e beni per la cura della casa e della persona. La situazione deflattiva potrebbe non migliorare neanche con la speranza di aiuti europei, infatti, contemporaneamente alla diffusione dei dati ISTAT, il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble ha dichiarato che la Banca centrale europea non ha altri mezzi per fronteggiare la deflazione.
Anche la disoccupazione è ancora in aumento. A luglio, il tasso è salito al 12,6%, acquisendo 0,3 punti su base congiunturale e 0,5 su base annua. Il tasso di disoccupazione è tornato ai livelli di maggio, spazzando in un sol colpo la flessione che era stata salutata a giugno con ottimismo: nel solo mese di luglio il numero di disoccupati è salito a 3,22 milioni, il 2,2% in più rispetto a giugno e il 4,6% rispetto a luglio dell’anno scorso. Nella fascia d’età giovanile, compresa tra i 15 e i 24 anni, il tasso di disoccupazione ha perso otto decimi su base mensile guadagnando però 2,9 punti su base annua, con il risultato di un 42,9%. Sul fronte dell’occupazione, la stima preliminare dell’ISTAT ha segnalato che scendono dello 0,2% rispetto a giugno i soggetti occupati, per una flessione che è pari a 35 mila unità. Non cambia la situazione neanche sul versante tendenziale, per il quale il ribasso è stato dello 0,3%, con una perdita di 71 mila posti di lavoro.
