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Compro Oro in crisi

del 03/02/2014


È indubbio, infatti, che il nascere di queste nuove attività di vero e proprio baratto è stato un prodotto della crisi planetaria: cittadini allo stremo, pur di far quadrare il bilancio delle proprie famiglie, si sono spesso recati in questi centri per racimolare qualche euro in più. Fino a ieri, c’era il Banco dei Pegni, affollato quotidianamente da pensionati indigenti, ragazze-madri  e qualche “professionista” delle polizze che lucrava sulle disgrazie altrui; oggi ci sono i ComproOro.

In alcuni casi, si sa, queste attività “luccicanti” nascondevano un retrobottega di transazioni in nero, effettuate senza alcun rispetto delle normative fiscali vigenti o, peggio ancora, possibili legami col mondo della ricettazione, come documentano alcune inchieste.

Ma come se la passano, oggi, i ComproOro?

Scopriamolo grazie al rapporto Eurispes 2014, recentemente pubblicato.

Si ricordi, prima di tutto, che i cittadini italiani costretti a rivolgersi a questi punti acquisto di oggetti d’oro erano cresciuti nell’anno 2012/2013 dall’8,5%
Il sorgere di decine e decine di ComproOro nelle nostre città è stato uno dei tratti caratteristici degli ultimi anni di crisi economica in Italia. A ogni angolo di strada, magari nel locale appena chiuso dove aveva alloggiato per decenni una storica attività commerciale della nostra zona, ecco spuntare un punto ComproOro, pronto a liquidare in contanti i nostri “gioielli di famiglia” – bracciali, collane, medagliette, oggetti d’oro e d’argento di ogni tipo.
al 28,1%. Un vero e proprio boom. Inutile dirlo, principalmente a causa del mordere sempre più forte della pessima situazione economica.

Ma attenzione, i dati Eurispes 2014 mostrano allo stato attuale una situazione in netta flessione: la percentuale di italiani che si recano nei ComproOro è diminuita del 10%.

Qualcuno, ottimisticamente, legge i dati come il risultato di una situazione economica in ripresa. Sarà vero? Giusto è dubitare di questa conclusione dal momento che, come è stato spiegato dallo stesso Istituto di dati Statistici:

la variazione percentuale può essere interpretata come un fenomeno legato all’esaurimento progressivo dei beni preziosi in possesso degli italiani”.

Vista da questo punto di vista, la conclusione è agli antipodi! Gli italiani hanno venduto il vendibile e non sanno più come battere cassa...

A chi credere? Come sempre bisogna fare moltissima attenzione a ben interpretare le notizie diramate dagli organi d’informazione, spesso con l’unico scopo di moderare un poco gli animi esasperati.

La verità, in fin dei conti, oltre i dati statistici, sta nella vita reale degli italiani alle prese col carrello della spesa. Si sta veramente meglio o continua il momento più brutto degli ultimi decenni?


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