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Atti sessuali e audizione del minore

del 28/01/2014

Con la sentenza n. 39766/2013 la Suprema Corte di Cassazione, Sez. Penale, nell’affrontare un caso di atti sessuali compiuti su minore ex artt. 81 e 609 quater c.p.,ribadisce il proprio recente orientamento in ragione del quale “nei reati sessuali con vittime minori di tenera età, è indispensabile la audizione degli adulti di riferimento ai quali la piccola parte offesa si è per primo confidata: ciò per potere ricostruire quali siano stati la genesi della notizia di reato, la prima dichiarazione del bambino (che, se spontanea, è la più genuina perché immune da interventi intrusivi), le domande degli adulti, le relative risposte dello interrogato, l'eventuale incremento del racconto del bambino nel tempo.”

Quanto detto, tuttavia, non basta ad escludere la necessità di acquisire al processo il racconto della “piccola vittima” quale unico testimone diretto ciò in quanto l’acquisizione del suo racconto ha un peso probatorio notevole in ordine alla corretta ricostruzione del fatto e al conseguente accertamento della responsabilità penale dell’imputato “oltre ogni ragionevole dubbio”.  

Trattandosi di un minore, occorre tener presente,durante tutta la durata del processo, che egli è la parte lesa a causa della violenza subita da “questi criminali”, ragion per cui non deve essere ulteriormente penalizzato da tecniche giudiziarie troppo invasive che potrebbero nuocergli ulteriormente procurandogli delle sofferenze che andrebbero ad aggiungersi a quelle subite dai suoi aguzzini!!Tuttavia occorre un bilanciamento tra il diritto del minore all’integrità psico-fisica tutelato ex art. 32 Cost., il diritto di difesa dell’imputato garantito dalla Costituzione all’art. 24 ed il rispetto delle regole del contraddittorio attraverso un “giusto” confronto con l’accusatore.

Di conseguenza sebbene sia pacifico che “il processo in sé sia portatore di sofferenza per i bambini (e per gli adulti), la testimonianza del minore non può essere esclusa sulla base della mera previsione che la audizione possa produrgli un disagio; se così fosse, mai nessun bambino dovrebbe essere sentito in ambito giudiziario”e  sarebbero numerosi i casi di pronunce giudiziarie adottate senza l’importante testimonianza del minore vittima e protagonista dell’abuso subito.

Per ovviare a questo inconveniente, qualora possibile, si ricorre allo strumento processuale dell’incidente probatorio ex art. 392 c.p.p., comma 1 bis come, che è la sede privilegiata dove raccogliere l’audizione del minore e nella quale espletare la perizia dello stesso volta all’accertamento della capacità del bambino a testimoniare così da rendere possibile l’acquisizione al processo delle sue dichiarazioni fornite. E’ chiaramente necessario ed opportuno che l’ascolto della piccola vittima avvenga in un ambiente a lui familiare, con la presenza di uno psicologo che lo assista per tutta la durata della testimonianza, e con l’adozione di una serie di cautele volte a procurargli il minor disagio possibile e tranquillizzarlo dall’eventuale timore che potrebbe avere nei confronti dell’interlocutore a lui estraneo.

E’ bene precisare come la regola vigente nel processo penale secondo cui la formazione della prova avvenga nel contraddittorio tra le parti, quale baluardo del diritto di difesa ex art.24 Cost.,può essere disattesa solo in presenza di gravi ragioni ostative alla sua acquisizione in quella sede: tra queste vi rientra l’audizione del minore quale testimone principale e vittima della condotta criminosa.

Secondo gli Ermellini, dunque,  nei casi di abusi sessuali a danni di minori : "Si può prescindere dal contributo narrativo del minore laddove un professionista competente, con un motivato parere, segnali che il piccolo ha una personalità così fragile da potersi equiparare ad infermità oppure evidenzi la possibilità di insorgenza di danni, anche transeunti, alla salute del bambino, collegati alla testimonianza.”

La ratio di siffatta impostazione sta nella tutela primaria del diritto all’integrità psico-fisica del bambino che comporta la  rinuncia al contributo narrativo diretto del minore  e necessita, ai fini della ricostruzione del fatto, dell’apporto probatorio di testimoni de relato ovvero di persone non presenti al momento del reato (ad esempio la madre del minore che ne abbia ricevuto le confidenze).

Tuttavia l'attendibilità del contenuto delle dichiarazioni de relato riferite a soggetti minori in tenera età è spesso gravata da dubbi l'attendibilità del contenuto delle dichiarazioni de relato, riferite a soggetti minori in tenera età, è spesso gravata da dubbi che possono essere superati solo mediante la escussione del teste diretto effettuata con modalità rispettose del contraddittorio delle parti e della integrità psico-fisica del bambino".

Ciò perché molto spesso i minori che hanno subito violenze si sentono in colpa, perché pensano di non essere creduti o addirittura si vergognano di essere stati abusati e spogliati anche della loro intimità e purezza; di conseguenza fanno fatica a confidarsi oppure raccontano delle mezze verità e tutto questo rende inevitabilmente difficile per le mamme ( o altre persone a loro vicine) fornire un contributo concreto in sede di giudizio e permettere alla legge di fare il suo dovere punendo gli autori di queste “ condotte deplorevoli”.

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