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Pensione anticipata per le donne

del 15/01/2014

Uno dei temi più caldi del mondo del lavoro è quello della pensione. Dopo la famigerata Riforma Fornero, che ha creato notevoli cambianti nonché la nuova sfortunata categoria dei cosiddetti esodati (gli sfortunati troppo giovani per andare in pensione ma troppo anziani per continuare a lavorare), a due anni dalla sua approvazione, sono state inserite ulteriori novità attraverso la Legge di stabilità recentemente approvata.

Vediamo insieme cosa cambia per quanto riguarda le donne. Le modifiche principali sono avvenute su due piani importanti: l'anticipazione della pensione e la prosecuzione dell'età lavorativa. Nel caso in cui un lavoratore voglia avvalersi della pensione anticipata, la Riforma Fornero ha eliminato le quote, cioè la regola secondo la quale bisognava sommare gli anni di anzianità ai contributi versati. Da quest'anno, per ottenere la pensione anticipata, bisogna avere 42 anni e sei mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e sei mesi per le donne.

Dal 2015, invece, gli scatti avranno come unico riferimento l'adeguamento all’aspettativa di vita stabilito di anno in anno dall'ISTAT. Secondo la Riforma Fornero, il lavoratore, anche se possiede i requisiti contributivi ma non ha ancora raggiunto i 62 anni d'età, vedrà la propria pensione ridotta dell'1% sui primi due anni di anticipo. Dal terzo in poi, invece, la percentuale sale al 2%. Se invece una lavoratrice decide di prolungare la sua attività, sia nel settore privato che in quello autonomo, l'aumento viene conteggiato a scaglioni e le pensioni si equiparano fra uomini e donne. Nel 2013 bastavano 62 anni e tre mesi; nel 2014 63 anni e nove mesi per le dipendenti e 64 anni e nove mesi per le autonome (12 mesi in più rispetto allo scorso anno). Nel 2016 ci vorranno 65 anni più l’adeguamento alle aspettative di vita per le dipendenti e 65 e sei mesi più l’adeguamento per le autonome; nel 2018 l'età necessaria sarà di 66 anni per tutti, più l’adeguamento alle aspettative di vita.

Le perplessità sulle modalità di calcolo dell'età, però, non mancano. Se è vero che rispetto a trent'anni fa l’aspettativa di vita è migliorata, è anche vero che sono peggiorate le condizioni di qualità della vita, soprattutto per chi fa un lavoro usurante (ad esempio i turni in fabbrica o i lavori ripetitivi). Questa condizione lascia pensare che nelle valutazioni si tenga più conto dei numeri e dei calcoli piuttosto che dell'aspetto umano. Rischiamo di ritrovare una forza lavoro anziana e stremata costretta a continuare a produrre e un'orda di giovani pronti a sostituirli che non riuscirà mai a immettersi nel mondo del lavoro e che dunque, con molta probabilità, non vedrà mai la pensione.

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