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Euro fattore di crescita o recessione

del 19/12/2013

Euro fattore di crescita o recessione


Secondo quanto affermato da Amartya Sen premio Nobel per l’economia nel 1998 nonché docente ad Harvard e Oxford, l’introduzione dell’euro è stata un’orribile idea che ha portato l’economia europea su una strada errata in quanto l’Europa era nata con lo scopo di unire il continente mentre ha finito per dividerlo.

Sen afferma che una moneta unica non è un buon modo per iniziare ad unire l’Europa se prima non si raggiunge un’unità più profonda. Quando vi sono differenziali di crescita e produttività si rendono necessari aggiustamenti dei tassi di cambio che con la moneta unica non si possono più attuare pertanto si è costretti a seguire la via degli aggiustamenti nell’economia, cioè più disoccupazione, rottura dei sindacati e taglio dei servizi sociali.

Il premio Nobel critica pesantemente l’austerità in quanto l’Europa ha impiegato anni a costruire lo Stato sociale ed ora rischia di distruggerlo. E continua affermando, che L’Europa e soprattutto Grecia, Portogallo, Spagna ed Italia, hanno bisogno di riforme quali pensioni, tempo di lavoro, etc., ma queste non sono in correlazione con l’austerità e con i tagli indiscriminati.

Secondo Sen, la responsabilità è principalmente della Germania e deriva dall’austerità messa in atto nel periodo della riunificazione tedesca, ma in quel caso, si trattava di un’austerità a carico di chi stava meglio, ossia alla Germania occidentale. Oggi, al contrario, la si applica ai Paesi che stanno peggio. Per salvare l’Unione Europea serve più unità politica come proposto dal primo ministro francese Hollande, proponendo una organizzazione politica dei 27 partners.

In generale, molti economisti in tutto il mondo, hanno criticato apertamente l'euro. Le sue debolezze erano macroscopiche ed erano state individuate e descritte fin da prima della sua istituzione.

Cominciamo dal premio Nobel per l'economia Paul Krugman il quale afferma che l'eurozona non rappresenta un'area valutaria ottimale, quindi era prevedibile che alle prime difficoltà sarebbe entrata in crisi. In particolare, gli afflussi di capitali nei PIIGS (Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna) seguiti all'introduzione della moneta unica hanno alimentato una crescita esplosiva che ha fatto aumentare a sua volta i salari: nel decennio successivo all'introduzione dell'euro, i costi unitari della manodopera (ossia i salari rettificati in base alla produttività) sono aumentati del 35% nell'Europa meridionale, contro un aumento del 9% in Germania. Produrre in Europa non era più competitivo quindi i Paesi che attiravano grossi afflussi di capitali accumulavano corrispondenti disavanzi commerciali. Krugman ritiene che l'eurozona avrebbe bisogno di "una politica di stimolo fiscale in Germania", senza le quali la moneta unica è spacciata.

Jacques Sapir, che è un economista francese, prende in esame la situazione attuale della zona euro e i suoi problemi e nota come, mettendo assieme economie molto diverse fra loro, lungi dal produrre una qualsiasi convergenza, la zona euro ha generato una massiccia divergenza delle economie e della struttura dei loro appari produttivi.

Chi ne ha beneficiato è stata soprattutto la Germania che ha ottenuto piena libertà di accesso per le proprie merci ai Paesi vicini, mentre i bassi tassi di interesse di cui ha goduto l'eurozona fino all'attuale crisi hanno permesso a tali Paesi di indebitarsi per acquistare le merci tedesche.

La Germania ha realizzato politiche del lavoro che hanno tenuto relativamente bassa la propria inflazione, guadagnando in competitività rispetto ai Paesi vicini che hanno quindi cominciato a registrare forti deficit commerciali con la stessa nazione tedesca. In presenza di monete nazionali, questo avrebbe portato all'apprezzamento del marco rispetto alle altre moneta, ristabilendo l'equilibrio.

La creazione dell'euro ha escluso questa possibilità ed in questo modo la Germania ha potuto approfittare della crescita della domanda interna  dei Paesi della zona euro, che è stata in media più alta di quella tedesca. Sapir nota a questo proposito che sono dunque le altre economie che hanno "tirato" la crescita della zona euro (ed incidentalmente della Germania), ma al prezzo di un importante deficit commerciale con la Germania.

La conclusione di Sapir è che la crisi attuale non proviene dunque soltanto da politiche economiche nazionali inefficaci (come per l'Italia) o pericolose (è il caso della Spagna ed in certa misura del Portogallo) o ancora da politiche lassiste sul piano fiscale (come in Grecia); essa è prima di tutto il prodotto della politica tedesca all'interno dell'eurozona.

La Germania ha squilibrato l'eurozona con la sua politica di depressione della domanda interna. D'altronde, si vedono i deficit commerciali degli altri Paesi (Francia, Italia e Spagna) esplodere a partire dal momento (2002) in cui la Germania mette in opera la sua politica. Questo aggravamento improvviso delle condizioni commerciali all'interno dell'eurozona ha causato o un indebitamento privato (di famiglie e imprese) molto forte, o un innalzamento dell'indebitamento pubblico.
Sapir prosegue esaminando le possibili soluzioni alla crisi.

Se si vuole mantenere l'euro, esse non sono molte: la principale sarebbe che l'Unione Europea diventasse un vero Stato unitario con un budget significativo e con forti trasferimenti finanziari dai Paesi forti a quelli deboli. In sostanza, la Germania (e gli altri Paesi forti del nord) dovrebbero pagare i Paesi del sud perché questi ultimi possano continuare ad acquistare le merci dei primi.

Si tratta di una soluzione tecnicamente possibile ma politicamente improponibile.
Sapir sembra prediligere quella di un superamento della moneta unica a favore di una moneta comune, che non si sostituisca alle monete nazionali ma funzioni come quadro di coordinamento, con cambi fissati per periodi definiti ma rivedibili.

Come considerazione finale, si può affermare che non è stata l’introduzione dell’euro ad aver peggiorato i deficit dei Paesi dell’area meridionale della zona euro, ma una serie di concause (vedi politiche economiche inefficaci come in Italia, o pericolose come in Spagna o politiche fiscali lassiste come in Grecia) e tra queste, è da sottolineare certamente l’austerità imposta dalla Germania, pertanto, si potrebbe ipotizzare una coalizione tra i Paesi dell’area meridionale dell’euro zona quali Francia, Italia, Portogallo e Spagna per far fronte comune sui tavoli negoziali nei confronti della Germania ed imporre le proprie soluzioni a tutela dei propri interessi nazionali, ma anche degli stessi interessi tedeschi, perché non dobbiamo dimenticare che circa il 50/55% delle esportazioni teutoniche avvengono verso i Paesi latini della zona euro.

Dove finirebbero queste esportazioni, qualora i Paesi latini europei non fossero più in grado di pagare questi prodotti?

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