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Disoccupati e delusi a quota 6 milioni

del 04/11/2013

Disoccupati e delusi a quota 6 milioni

Numeri sconfortanti dal cuore della crisi economica. Sono 3,07 milioni i disoccupati oggi nel nostro Bel Paese. A costoro si aggiungono ben 2,99 milioni di persone che un lavoro lo vorrebbero ma, nonostante abbiano tentato di tutto per ottenerlo senza successo, ora sono talmente delusi e demotivati da non cercarlo più.

Un quadro triste, come sempre, e al quale siamo abituati da tempo. La situazione in ambito occupazionale si inscurisce ulteriormente se consideriamo che, a una percentuale già altissima di disoccupati, quella dei demotivati al punto di non tentare nemmeno la ricerca dell’occupazione è in crescita.

Loro dicono a chiare lettere le tabelle ISTAT “Forze lavoro potenziali”: il numero complessivo dei disoccupati nazionali tocca quota 6 milioni. La cifra si ottiene sommando le due categorie suddette in apertura: disoccupati e inoccupati demoralizzati. Questi ultimi sono concentrati, non ci sono sorprese, soprattutto nel Meridione d’Italia, ormai trasformato in una sorta di Limbo penitenziale per disoccupati cronici e anime volenterose, ormai stanche di bussare alle porte più svariate del mercato del lavoro.

L’identikit dei demoralizzati

Andiamo più a fondo nei dati ISTAT: la categoria dei demoralizzati dal limbo incessante della ricerca del lavoro sono cittadini italiani dai 15 ai 74 anni residenti prevalentemente nel Centro Sud. Circa la metà dei disoccupati italiani vive proprio in queste aree e fra essi, ancora una volta, le donne sono le più penalizzate.

Quali soluzioni? Alla domanda non possiamo che dare risposte parziali. Siamo certi che le strategie di governo mirate a far rimontare il mercato del lavoro non hanno sortito ancora nessun effetto.

Così come non sembrano servite a nulla le esigue misure varate a colpi di decreti legge a sostegno delle imprese che assumono. D’altra parte, le stesse imprese sono alle prese con pressione fiscale e costi di gestione sempre più alti.

Siamo sicuri anche che finché non si metteranno in atto progetti che integrino soluzioni a largo raggio e che prendano in considerazione non un solo problema per volta ma l’intero comparto del mercato del lavoro - lavoratori e imprese - non ci sarà nessun barlume di ripresa economica.

Niente più “interventi spot”, allora. Niente più “toppe” legislative momentanee. Purtroppo, non è la prima volta che la società italiana lo richiede a gran voce ma la classe dirigente sembra monopolizzata dal voto di una minuscola giunta parlamentale o su una discussione sul cavillo di turno. 

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