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Reati nel mercato della merce contraffatta

del 03/10/2013

Reati nel mercato della merce contraffatta

Che vendere e comprare articoli contraffatti sia una tendenza ormai di molti è un dato di fatto. Così, se da un lato anche lo studente non vuole rinunciare alla borsa firmata e aggira il problema grazie al mercato degli articoli falsi di bancarella, dall'altro questi acquisti causano non poche ripercussioni. Innanzitutto perché si alimenta un mercato che non genera alcun introito per le casse dello Stato e in secondo luogo perché a farne le spese sono le stesse aziende che vengono copiate. È anche vero che, in questo secondo caso, il danno può essere considerato contenuto perché è altamente probabile che chi compra, ad esempio, una borsa Fendi contraffatta alla bancarella non può permettersi di comprarla originale in una boutique di lusso.

Se però pensate che acquistare un articolo contraffatto comporti una denuncia penale per chi vende e per chi compra, ecco la notizia: non è così, il reato è solo Amministrativo. Il caso che si può prendere ad esempio è quello che si è presentato di fronte ai Giudici della Corte di Cassazione della seconda sezione penale di Bergamo. Una persona aveva comprato da un sito di e-commerce cinese due orologi, un Rolex e un Cartier ovviamente contraffatti. L'acquirente non aveva intenzione di rivenderli ma di farne un uso personale. Il sito in questione non fa segreto del fatto che gli articoli venduti siano copie degli originali e l'uomo, senza farsi troppi scrupoli, ha effettuato il pagamento e con pazienza attendeva che “le due patacche” arrivassero dalla Cina. Purtroppo per lui però, il pacco è stato intercettato dalla dogana che non solo ha bloccato la spedizione ma anche denunciato l'acquirente per l'acquisto di articoli contraffatti.

L'uomo si è dunque visto, nell'ordine, prosciolto dalle accuse dalla Corte di primo grado di Bergamo e condannato da quella di Appello. Secondo i giudici di primo grado la Legge non prevede alcun reato per l'acquisto fraudolento di beni contraffatti, mentre la Corte d'Appello ha ritenuto ammissibili i reati di ricettazione e di tentato delitto secondo due articoli del codice penali, rispettivamente, il numero 648 e il numero 56. Per i Giudici d'Appello le finalità dell'acquirente erano fraudolente e il fatto che questi non avesse mai ricevuto i due oggetti non rappresentava un suo ravvedimento.

L'imputato però non si è dato per vinto e ha fatto ricorso alla Cassazione. Grazie alla modifica apportata proprio all’articolo 648 del codice penale con la Legge 99/2009 all’articolo 1 del D.L. 32 del 2005, non vi era alcun reato ascrivibile a quell'articolo così i Giudici non hanno potuto assegnare alcuna pena. In sostanza il fatto che il sito non nascondeva che gli oggetti esposti erano delle copie ha sollevato il venditore dall'accusa di fraudolenza e quindi anche l'acquirente sa che sta comprando la merce contraffatta. L'uomo è stato comunque denunciato per reati amministrativi ma, per sua fortuna, non ha dovuto subire condanne penali.  

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