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Sulla assegnazione della casa coniugale

del 01/10/2013

Sulla assegnazione della casa coniugale

L’assegnazione della casa coniugale non costituisce una misura assistenziale per il coniuge che dal punto di vista economico è più debole. La stessa tuttavia può essere disposta a favore del genitore affidatario esclusivo ovvero collocatario dei figli minori, oppure convivente con figli maggiorenni ma comunque considerati non autosufficienti economicamente. E’ quanto ha stabilito la Suprema Corte con la sentenza n. 18440/2013 .

Ciò significa che in assenza di figli, il coniuge non proprietario non può essere assegnatario della casa coniugale anche laddove versi in situazione economicamente difficile,proprio perché l’assegnazione non può considerarsi una misura assistenziale. Ed infatti non sono ammessi limitazioni al diritto di proprietà del coniuge proprietario, altrimenti  il provvedimento giudiziale di assegnazione al coniuge non proprietario, si tradurrebbe in una espropriazione senza indennizzo per il titolare del diritto dominicale, con conseguente violazione delle norme che regolano il diritto di proprietà.(Sez. Unite,sent. 11927/95). Per tali motivi, pertanto, si esclude  l'assegnazione della casa coniugale alla moglie anche se unito alla dichiarazione di addebito della separazione a carico del marito.

La problematica sottesa alla decisione riguarda l’individuazione dei presupposti necessari, in sede di separazione giudiziale, che condizionano l’attribuzione del diritto di abitare la casa coniugale. Sono coinvolti due diritti contrapposti: da un lato, quello del coniuge non proprietario di continuare ad abitare nella casa che ha rappresentato il centro degli affetti per tutto il periodo della vita matrimoniale; dall’altro, la necessità di tutelare il diritto alla proprietà privata da parte del suo titolare. Il tema è molto delicato e controverso ed infatti si sono registrati orientamenti contrastanti perchè se da un lato vi è chi ammette l’assegnazione della casa familiare al coniuge non proprietario solo se affidatario della prole; dall’altro vi è chi ammette l’applicabilità dell’istituto in parola anche in altre ipotesi, previa valutazione del caso specifico.

Di diverso avviso è la Suprema Corte secondo la quale  solo l’esigenza di tutelare il diritto dalla conservazione dell’habitat familiare costituiscono espressioni della funzione sociale della proprietà così come sancita dall’art. 42 della Costituzione, l’unica che  può giustificare limitazioni al diritto di proprietà. E’ dunque evidente che l’assegnazione della casa coniugale adempie all’unica finalità di tutela della prole: in questi casi è indifferente che il coniuge affidatario (dei figli) sia anche il proprietario della casa  perché, in buona sostanza,conta solo l’interesse dei figli a non subire ulteriori cambiamenti dovuti alla crisi familiare e a conservare un minimo di continuità e regolarità di vita. Questi sono gli unici motivi che possono spingere a sacrificare il diritto di proprietà.

Pertanto, in assenza dei figli, il giudice non potrà adottare, con la sentenza di separazione, un provvedimento di assegnazione della casa coniugale in sostituzione o alla stregua dell'assegno di mantenimento, non potendo, l’assegnazione, sopperire ai bisogni economici del coniuge che versa in stato di bisogno.

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