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Aumento dell'IVA dal 21% al 22%

del 30/09/2013

Aumento dell'IVA dal 21% al 22%

L'aumento dell'Iva che dal 21% passerà al 22% entro pochi giorni è, secondo le parole del senatore Silvio Berlusconi, la causa della crisi di Governo che si è aperta sabato scorso. Prima di approfondire la questione Iva è bene fare una breve panoramica per capire quanto peso abbia l'aumento dell'imposta sulla stabilità del Governo delle larghe intese che in questi ultimi giorni sembra essere rovinosamente precipitata.  La delegazione del Popolo della Libertà al Governo, sabato, ha accolto immediatamente l'invito del leader Berlusconi a dimettersi. Le ragioni, si apprende dalle dichiarazioni del senatore, vanno ricercate nella decisione assunta “dal Presidente del Consiglio dei Ministri Enrico Letta, di congelare l'attività di governo, determinando in questo modo l'aumento dell'Iva”. Da lì a poche ore il presidente del Consiglio Gianni Letta ha aperto la crisi dell'esecutivo imputando al PDL la responsabilità di questa decisione e solo nei prossimi giorni, con la richiesta della fiducia del Parlamento, si capirà quali saranno le conseguenze.

Il Ministro dell'Economia Saccomanni nella giornata di domenica, in un'intervista al quotidiano Sole 24 Ore, ha dichiarato che i conti del nostro Paese sono a posto e che siamo in linea con gli impegni europei. "Abbiamo uno 0,1% di Pil da dover correggere, ma nel decreto che abbiamo portato venerdì in Consiglio dei ministri quella correzione già era stata individuata". Resta però ancora da approvare la legge di stabilità che, secondo il Ministro "è un atto obbligatorio. Non ci si può esimere da questo. Un governo la farà".

Torniamo invece sull'Iva e cerchiamo di capire cosa comporterà questo aumento. È necessario abbassare i costi delle imposte sul lavoro per poter dare un po' d'ossigeno alle imprese e l'aumento dell'Iva permetterebbe di diminuire la pressione fiscale sugli stipendi. Ma la soluzione non è così semplice dato che, parallelamente, l'aumento dell'imposta provocherà l'inevitabile conseguenza di un ulteriore crollo dei consumi già penalizzati dalla crisi economica e dalle pressioni fiscali esistenti. Insomma, da qualsiasi lato lo si guardi, il nodo dell'aumento dell'Imposta sul Valore Aggiunto si risolverà comunque in un ulteriore accanimento fiscale sui contribuenti. L'aumento dell'Iva farà diminuire il potere d'acquisto dei salari e la riduzione delle tasse sulle buste paga non sarebbe comunque sufficiente a contrastare l'aumento complessivo dei prezzi al consumo.

Il passaggio dal 21% al 22% dell'Iva costerà ai cittadini un miliardo di euro, ma cosa succederebbe se si prendesse la decisione opposta? Questo è il grande bivio di fronte cui si trova il Governo a cui va aggiunta la crisi che si è aperta in queste ore e che rischia di sfociare in elezioni anticipate. Quest'ultima ipotesi è purtroppo concreta e causerà un ulteriore ritardo sui provvedimenti necessari per risollevare la crisi in cui versa il Paese. L'unico dato certo finora è che, alla luce dei fatti, chi subirà le conseguenze più pesanti saranno, come sempre, i cittadini.

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