La fonte dei dati è autorevolissima: l’INPS, in collaborazione con Istat, prende la parola sull’argomento pensioni nel suo tradizionale studio annuale dedicato al fenomeno.
Dall’analisi appena pubblicata si evince che in Italia i pensionati sono per la maggior parte di sesso femminile, il 52,9% sul totale, pari a 16,7mln di cittadini. Attenzione però: ancora oggi, a un maggior numero di donne in pensione non corrisponde una maggiore somma percepita mensilmente dal sesso femminile: gli uomini detengono pensioni più alte e in totale percepiscono 149 miliardi di euro della spesa complessiva del sistema.
Pensioni d’oro e medie nazionali
Sono 900.000 i fortunati pensionati che percepiscono una pensione di oltre 3.000 euro mensili. La discrepanza fra uomini e donne resta del tutto evidente: 675.000 sono di sesso maschile e appena 204.000 femminile. Riflesso, indubbiamente, anche della distribuzione discriminatoria all’interno della classe dirigente del nostro Paese, nella quale vanno ricercate le retribuzioni pensionistiche più alte, delle figure femminili.
Scendendo dal piedistallo dei pensionati d’oro, la situazione è meno rosea. Per ciò che riguarda le medie nazionali sulle mensilità pensionistiche percepite, l’importo medio nazionale è pari a 14.460 euro per gli uomini e solo 8.732 per le donne. Si noti bene: 7,4mln di pensionati in Italia non arrivano a percepire mille euro.
La distribuzione geografica dei dati
Il Nord d’Italia detiene il record della diseguaglianza pensionistica uomo/donna: in Liguria, in testa alla classifica, gli uomini percepiscono ogni mese una pensione maggiore del 55,3% rispetto alle corregionali pensionate.
Scendendo lungo lo stivale, invece, le cifre tendono a equipararsi e la forbice tende a chiudersi in favore di una maggiore equiparazione delle somme fra donne e uomini
Perché una tale discrepanza uomini e donne?
Innanzitutto, un dato semplice è quello per cui le donne lavoratrici sono in numero minore rispetto ai lavoratori uomini. Inoltre, è necessario ricordare che in Italia a parità d’incarico lavorativo, sono ancora le donne a percepire lo stipendio più basso. La retribuzione pensionistica, dunque, è un riflesso diretto di tale situazione nazionale.
Il mondo delle pensioni in Italia, dunque, si conferma uno specchio di una società piena di nette disparità di genere. Oltre a essere una delle categorie più svantaggiate nella ricerca e nel mantenimento dell’occupazione, le donne (soprattutto quelle del Sud) risultano il fanalino di coda anche delle previdenze sociali della Terza Età.
