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Impresa agricola, i molteplici volti

del 22/05/2014

Attualmente in Italia le forme di esercizio dell'attività agricola sono molteplici e la legge offre un'ampia possibilità di scelta agli operatori del settore. Può pertanto essere utile offrire uno sguardo di insieme sulle varie figure giuridiche presenti nel nostro ordinamento.

È noto come il Legislatore, fin da tempi meno recenti, abbia posto particolare attenzione al settore agricolo e riservato, a favore dei coltivatori e degli imprenditori agricoli, un trattamento tendenzialmente di favore rispetto alle imprese commerciali.

Già il codice civile del 1942 aveva riservato ampio spazio alla disciplina dei contratti agrari e tutelato la figura del coltivatore diretto (si pensi anche solo alla stessa prelazione agraria); sempre in quella sede, poi, si era provveduto a individuare i caratteri distintivi dell’impresa agricola (art. 2135 cod. civ.).

Questi tradizionali istituti hanno costituito le fondamenta per l’evoluzione di tutta la successiva legislazione speciale del settore agroalimentare la quale, sebbene non sempre di agevole interpretazione, si è mossa nella direzione di garantire ulteriori tutele ed incentivi a coloro che, a vario titolo, volessero dedicarsi al cd. settore “primario”.

Dal 2001 al 2005, sulla scorta del Regolamento CE n. 1267/1999, si è assistito ad una complessa riforma del diritto agrario che ha rivoluzionato la disciplina dell’impresa agricola e ha introdotto, come si vedrà, nuove figure professionali e imprenditoriali.

La prima grande novità di questo processo di modernizzazione è stata la riscrittura, a opera del D. Lgs. n. 221/01, dell’art. 2135 cod. civ..

Con il citato intervento è stato enormemente esteso l’ambito delle attività agricole, considerando come tali non più solo quelle tradizionali (coltivazione del fondo, selvicoltura e allevamento) ma anche le cd. “attività connesse”, vale a dire la “manipolazione, conservazione, trasformazione, commercializzazione e valorizzazione” dei prodotti ottenuti prevalentemente dalle prime.

Conseguenza immediata e diretta di questa riforma è stata l’attrazione nell’alveo dell’attività agricola di molte attività tipicamente “commerciali” (si pensi solo alla “commercializzazione” stessa dei prodotti legati al fondo), con tutte le semplificazioni e le agevolazioni conseguenti (in primis: esonero dalla tenuta dei libri contabili, non assoggettabilità a fallimento e rilevanti agevolazioni fiscali).

Già questa prima riforma ha delineato, nei fatti, i tratti di un nuovo “imprenditore agricolo” il quale, ai sensi dello stesso decreto, dev’essere iscritto al Registro delle Imprese per l’opponibilità ai terzi dei dati dichiarati (dunque non solo, come in passato, a meri fini anagrafici), potrà vendere direttamente (senza autorizzazioni previste dalle leggi per il commercio) e potrà offrire servizi (quali la valorizzazione dei propri prodotti, agriturismo, enologia).

Il processo di riforma è stato poi ultimato con l’emanazione del D. Lgs. n. 99/04 (successivamente modificato dal D. Lgs. n. 101/05) il quale, per ciò che qui più interessa:

  -  ha introdotto la figura dell’“imprenditore agricolo professionale” (I.A.P.), abrogando la  precedente figura dell’“imprenditore agricolo a titolo principale” (I.A.T.P., introdotto dall’art. 12, l. n. 153/1975 e disciplinato, sotto l’aspetto pensionistico, dalla l. n. 233/90) e applicando al primo, ampliandole, le agevolazioni prima riservate quest’ultimo;

  -  ha esteso tale qualifica anche alle società;

 -  ha affidato alle Regioni e all’I.N.P.S. l’accertamento e la certificazione del possesso dei requisiti per accedere alle agevolazioni fiscali e previdenziali.

Prima di entrare nell’analisi della peraltro scarna normativa, è opportuno sottolineare subito che lo I.A.P. è una sottocategoria “qualificata” dell’imprenditore agricolo ex art. 2135 cod. civ. e non costituisce un’ulteriore figura civilistica; ciò significa che, per tutto ciò che non sia specificato dalla legge istitutiva occorre fare riferimento alla disciplina generale, appunto, dell’imprenditore agricolo.

In sintesi, il soggetto che integri i requisiti I.A.P. gode delle stesse agevolazioni fiscali del coltivatore diretto (e che verranno segnalate più avanti), agevolazioni che prima erano riconosciute (in misura minore) allo I.A.T.P..

Ai sensi dell’art. 1, comma 1, D. Lgs. n. 99/04, è “imprenditore agricolo professionale” chi, “in possesso di conoscenze e competenze professionali ai sensi dell'articolo 5 del regolamento (CE) n. 1257/1999 del Consiglio, del 17 maggio 1999, dedichi alle attività agricole di cui all'articolo 2135 del codice civile, direttamente o in qualità di socio di società, almeno il cinquanta per cento del proprio tempo di lavoro complessivo e che ricavi dalle attività medesime almeno il cinquanta per cento del proprio reddito globale da lavoro” (norme in deroga sono previste poi per coloro che operano in zone svantaggiate).

Dalla norma risulta che tre sono i requisiti per configurare lo I.A.P.: il possesso di conoscenze o esperienze documentabili nel settore agricolo, il requisito del tempo dedicato e quello del reddito percepito.

Per espressa previsione, la definizione, il riconoscimento e l’accertamento dei suddetti requisiti sono di competenza delle Regioni (le quali operano attraverso gli Assessorati all’Agricoltura) e, per ciò che attiene agli obblighi previdenziali e contributivi, dell’I.N.P.S..

Senza entrare eccessivamente in dettaglio, si ricordi poi che, al fine di ottenere le agevolazioni in materia di imposte indirette e creditizie di cui si dirà tra breve, lo I.A.P. (o chi ha presentato domanda per ottenerne la qualifica) deve altresì essere iscritto alla relativa gestione previdenziale separata dell’I.N.P.S..

Ma la novità più dirompente del 2004 è stata sicuramente quella introdotta dall’art. 2 del D. Lgs. n. 99 (così come modificato dall’art. 2 D. Lgs. n. 101/05), vale a dire l’estensione delle suddette agevolazioni, a determinate condizioni, anche alle società che abbiano per oggetto sociale l’esercizio esclusivo delle attività di cui all’art. 2135 cod. civ..

In sintesi, il secondo comma dell’articolo citato prevede che la qualifica di “imprenditore agricolo professionale” possa essere attribuita non solo all’imprenditore persona fisica ma anche all’imprenditore persona giuridica, sia esso società di persone, società di capitali o società cooperativa.

A tal fine, la legge richiede che all’interno della compagine sia presente almeno un socio (o un amministratore in caso di società di capitali o, ancora, un amministratore per le cooperative che sia anche socio) con la qualifica di I.A.P. per “riqualificare” l’intera società come I.A.P. e accedere, di conseguenza, alle agevolazioni per questo previste.

Come anticipato, le agevolazioni estese allo I.A.P. sono quelle in materia di imposte indirette e creditizie spettanti ai coltivatori diretti disciplinate, in via generale, dalla l. n. 604/54 e dalla l. n. 590/65.

Esse operano in relazione a determinati atti di trasferimento a titolo oneroso di fondi rustici (compravendita. permuta, enfiteusi, affitto, ecc.) e, in sintesi, consistono nel pagamento in misura fissa sia dell’imposta di registro (€ 168,00 anziché il 15% del valore o, per lo I.A.T.P., dell’8%) che dell’imposta ipotecaria.

A queste si aggiungono ulteriori vantaggi tipici dei coltivatori diretti, quali, ad esempio, l’applicazione del regime speciale IVA, il diritto di prelazione e di riscatto di terreni agricoli, il credito d’imposta per gli investimenti e la tassazione del reddito su base catastale.

Lo stesso art. 2 del D. Lgs. n. 101/05, al comma 4-bis, estende infine le agevolazioni citate (previste per coltivatore diretto e I.A.P.) anche alle società agricole di persone con almeno un socio coltivatore diretto, alle società agricole di capitali con almeno un amministratore coltivatore diretto, nonché alle cooperative con almeno un amministratore socio coltivatore diretto, purché detti soci siano iscritti nella relativa gestione previdenziale I.N.P.S..

Con quest’ultima apertura il Legislatore ha dunque offerto un’amplissima possibilità di scelta in relazione alle concrete modalità di esercizio dell’impresa agricola, tanto da potersi oggi individuare le seguenti figure:

  -  coltivatore diretto;

  -  “I.A.P.” persona fisica;

  -  società agricola (di persone, di capitali o cooperativa) non in possesso dei requisiti

  “I.A.P.”;

  -  società agricola (di persone, di capitali o cooperativa) “I.A.P.”;

  -  società agricola (di persone, di capitali o cooperativa) “coltivatore diretto”.

Alla luce di questa sintetica panoramica sull’argomento, può legittimamente concludersi che le figure dello “I.A.P.” e della “società agricola coltivatore diretto” si inseriscono a pieno titolo in quella politica economica d’incentivo e modernizzazione del settore agricolo già fortemente caldeggiata in ambito comunitario dalla fine degli anni Novanta.

Come si è visto, la nuova qualifica di “I.A.P.” o di “società agricola coltivatore diretto” permettono di adottare forme complesse di attività senza tuttavia perdere i principali vantaggi di chi, ancora oggi, si dedica in prima persona alle attività agricole.

Concludendo, gli interventi legislativi in commento non possono che essere accolti con favore dagli operatori del settore. È innegabile, infatti, che questi strumenti stimolano l’esercizio dell’attività agricola in forma aggregata, consentendo alle aziende di superare i limiti dimensionali, di recuperare la competitività e di aprirsi al mercato globale attraverso strutture imprenditoriali adeguate e moderne.

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