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Usura e indebitamento patologico

del 30/07/2013

Usura e indebitamento patologico

La grave crisi economica che sta colpendo il nostro Paese non dà cenni di resa. Ad essa si aggiunge inoltre una grave conseguenza per le imprese che è quella della crescita del mercato dell'usura. Fino a qualche tempo a rivolgersi ad usurai per ottenere velocemente denaro ad interessi esorbitanti erano soprattutto privati e piccole e medie imprese a causa, soprattutto, dell'impossibilità di accesso al credito dovuta alle scelte dagli istituti bancari,

La regione che ha spinto le banche a chiudere l'accesso al credito è la precipitosa caduta dei rientri nei i finanziamenti, in particolare durante il triennio 2005-2008. In quegli anni infatti non si era compresa la gravità della nascente crisi economica e vi era la tendenza a supportare le aziende ancora in ascesa.

Ad oggi, complice il perdurare della crisi, perfino le società capitalizzate si trovano in difficoltà tanto da doversi rivolgere agli usurai per scongiurare il rischio fallimento. La causa è individuabile sicuramente nel calo della domanda che porta con se la naturale riduzione di ricavi e il ritardo nei pagamenti dei crediti.

Se si osservano i dati relativi alle richieste di credito ad usurai emergono tendenze preoccupanti. Il Sud si conferma come l'area principalmente colpita da questo fenomeno rispetto al Nord. A rivelare i dati è la ricerca della Camera di Commercio realizzata dal sociologo ed esperto di fenomeni socio-economici Maurizio Fiasco. Il lavoro, dal titolo “Indebitamento patologico e credito illegale nella crisi attuale”, traccia una mappatura nazionale del fenomeno dell'usura e rileva un volume d'affari esorbitante: 85 miliardi di euro nel 2012. In nero.

Bolzano risulta la città con il rischio di indebitamento più basso e dunque anche con il conseguente ricorso ai prestiti degli usurai. Il Sud invece resta il più vulnerabile a questo fenomeno anche perché le infiltrazioni di camorra, mafia, 'ndrangheta e malavita organizzata sono molto radicate nell'imprenditoria locale e nello stesso territorio.

Lo studio è ora al vaglio della DAA, la Direzione Antiriciclaggio e Antiusura. Fra i criteri presi in analisi dalla ricerca ci sono le estorsioni, i reati di riciclaggio, gli infortuni sul lavoro, la corrispondenza fra redditi dichiarati e stili di vita o il tasso di disoccupazione. Le soluzioni possibili le propone il Fisco e sono volte a strategie finalizzate al rilancio della domanda per l'impresa, alla maggiore efficienza di Pubbliche Amministrazioni e del sistema giudiziario e a un sostanziale miglioramento del sistema creditizio nazionale.  

 

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